Olympus sta …

a cura di Ugo Baldassarre

La notizia l’abbiamo letta tutti e allo stesso modo abbiamo avuto modo di essere sommersi da una serie di considerazioni, pseudo verità e affermazioni di ogni genere.

L’unica certezza è che non si sa assolutamente nulla di certo.
E’ in corso una trattativa per cedere la divisione Imaging di Olympus ad un fondo giapponese già noto per queste operazioni.
Come è stato dichiarato nel comunicato ufficiale lo scopo è quello di continuare l’attività e di non abbandonare il mercato: serve, probabilmente, un nuovo assettoe si deve seguire questa prassi.
Olympus in patria è un marchio importantissimo, paragonibile alle migliori eccellenze italiane, qui da noi.

Poi, ovviamente, potrebbe succedere qualsiasi cosa ma leggere tanto pessimismo e tante sentenze di morte annunciata non fanno bene a nessuno, soprattutto a noi utilizzatori che abbiamo auto-innescato un pericoloso meccanismo.
Per chi vive di click e banner è più remunerativo parlare di catastrofi che non dare segnali di positività: la crisi, la tragedia, il crollo portano sempre più interesse, ma questo dovrebbe essere ormai un meccanismo ben noto. Più il titolo è apocalittico, più il video “tira”.

In un momento cruciale e delicatissimo per il mercato mondiale (di qualsiasi ordine e genere di prodotto) penso sia più normale vedere aziende che si muovano per contenere/reagire la crisi che non osservare una pericolosa immobilità di pensiero e azione.

Personalmente non ritengo che la “crisi” di Olympus sia dovuta alla proposta del prodotto: certo si aspetta il nuovo salto tecnologico (per dare nuova energia al sistema) ma il formato non è in discussione. Sbaglia, a mio avviso,  chi vede il cambio completo o l’affiancamento di un nuovo formato come la strategia per vendere  di più e recuperare. Disperdere le energie e la progettazione su più fronti  è ancor meno sostenibile economicamente e, soprattutto, pericoloso in quanto settori già saturi di proposte e oltremodo competitivi.

La via per Olympus, che mi auguro si seguirà, è quella di una ristrutturazione completa del sistema distributivo-vendite; qualcosa che a livello mondiale segua un pò il modello italiano ove Olympus è ben presente ma rappresentata da un distributore locale e non direttamente con gli ovvi vantaggi economici (per il produttore) del caso.  Il risparmio derivante dovrebbe essere la chiave del rilancio.

Le esigenze commerciali mondiali sono mutate  moltissimo negli ultimi anni, mentre molte strutture distributive sono invece rimaste arretrate con esuberi di spese e costi che ormai non sono sostenibili. Penso che una strategia meno ramificata sul singolo territorio sia la scelta che molti marchi dovranno valutare.

Ad ogni modo l’accordo non è stato ancora nè firmato nè definito. Può succedere di tutto e per tutto non intendo certo solo conseguenze negative, anzi. Che poi è la lettura ufficiale che la stessa azienda ha dato chiarendo alcunni punti.

Quel che invece noto,  un pò a malincuore, è che si è ormai troppo interessati ad espetti marginali del prodotto e sempre meno ad utilizzare il prodotto in sè per il fine previsto.  Sono stato sobissato di mail, messaggi e telefonate di persone nel panico e indecise se svendere tutto per… (come se avessi delle risposte poi).
Ma la domanda cruciale è: per cosa?
Per cosa avete acquistato la vostra attrezzatura? Perchè l’avete comprata? E’ esattamente quello il motivo che dovrebbe spingervi a non fare pazzie.
Credo si sia perso il senso di fare fotografia, di usare l’oggetto per lo scopo vero e proprio. L’oggetto fotografico sembra essere utile solo nel momento in cui abbiamo il cuore in pace che il suo valore di mercato-usato non sia crollato o che ne uscirà il modello nuovo….
Le pochie volte che ho comrpato una automobile l’ho presa basandomi su parametri di utilità, spazio, confort. Non mi sono mai più interessato a cosa facesse l’azienda: ho acquistato un bene da utsare e sfruttare, non fatto un investimento in borsa.
L’importante è che perdurino assistenza e supporto, cosa peraltro già annunciata e confermata nel comunicato ufficiale.

Una ultima considerazionea titolo personalissimo:

Il 2020 è stato un anno tremendo, ma è stato anche un anno di grande prese di coscienza. Dopo l’esperienza Covid-19, ho compreso quanto futili fossero molte delle certezze  e quanto delicata sia la nostra società. Ho visto cambiare la mia vita, quella dei miei figli e di mia moglie nel giro di pochi attimi, così come quella di tanti attorno a me. Sono bastate poche ore, ed è cambiato tutto.
Sapere che tra qualche mese “potrebbe accadere che” mi da quasi un senso di sicurezza, quasi fosse una programmazione a lungo termine rispetto ai fatti avvenuti da febbraio ad oggi.

Usciamo, fotografiamo e godiamoci quel che abbiamo.

Le variabli in gioco sono tante. Micro4/3 Italia pensa positivo.

Commenti all'articolo

Un commento su “Olympus sta …”

  1. Condivido tutto di questo bell’articolo. Pensare di vendere la propria attrezzatura fotografica per fluttuazioni e/o modifiche di mercato e delle case produttrici è un’idiozia.
    La scelta fatta all’inizio di fotografare in ambito micro 4/3 è stata fatta – o almeno, dovrebbe essere stata fatta – per la convinzione dell’intrinseca qualità del prodotto che si andava a comprare.

    Aggiungo solo che oggi – 15 settembre 2020 – io, dopo una pura valutazione qualitativa basata su di una infinità di file raw scaricati (e analizzati) da internet di fotocamere micro 4/3, full frame e aps-c, ho fatto la mia scelta ed ho comprato la mia prima mirrorless appartenente a questo settore. Panasonic G9 con obiettivo Leica 12-60.
    Mi è sembrato un prodotto di assoluta qualità e… ne sono contentissimo… Già le prime foto fatte oggi mi hanno confermato la bellezza della mia nuova macchina fotografica. Al di là, quindi, di tutte le castronerie lette in Internet, su quanto poco sia performante il settore micro 4/3, su quanto poco regga gli altri iso ed altre amenità, so che ho fato la scelta giusta e sono felice di averla fatta.

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