Elio Pecora

di Ugo Baldassarre

 

Micro 4/3 Italia è una comunità di fotografi appassionati e anche professionisti. In queste pagine andremo a scoprire, di tanto in tanto, chi sono gli autori più interessanti del gruppo, offrendo loro la possibilità di presentarsi e condividere un po’ della loro storia e delle loro migliori immagini.

L’autore di oggi è Elio Pecora, che ci delizia con i suoi scatti di teatro, concerti e in generale con la sua ampia cultura fotografica. Proprio per questo motivo ho ritenuto che fare due chiacchiere con lui sarebbe stato molto interessante, ed infatti, come un fiume in piena, non si è risparmiato in consigli.

Ciao Elio, grazie innanzi tutto di dedicarci un po’ del tuo tempo. Le tue bellissime fotografie e i tuoi interventi sempre molto interessanti ci accompagnano sin dagli esordi del gruppo. Raccontaci un po’ di te, tanto per iniziare

Ciao a tutti. Ho 63 anni e ho iniziato a fotografare seriamente con una reflex dal 1981, quando, in occasione della laurea, mi regalarono una Yashica FX-3 col 50/1.9. Non sono un fotografo professionista – nella vita mi occupo di telecomunicazioni e informatica – ma ogni tanto ho lavorato come “semi-pro” nel settore della fotografia di spettacolo: cicli di concerti, rappresentazioni teatrali, danza, circo… è questo in effetti il genere fotografico che amo di più e in cui ho più esperienza.

Se sei qui, sei ovviamente un utilizzatore del sistema Micro 4/3. Quale è la caratteristica che ti piace di più nel sistema e quella che inizialmente ti ha convinto ad usare questa tecnologia.

Inizialmente (parliamo di circa 8 anni fa) fui attratto dal sistema Micro 4/3 per la sua fantastica compattezza, unitamente alla intercambiabilità delle ottiche e alla eccellente dolcezza e silenziosità di funzionamento, che mi interessavano soprattutto per la fotografia di scena.

Ai tempi però la resa dei sensori e le prestazioni dell’Autofocus erano ancora un po’ in affanno rispetto ai sistemi Reflex APS-C e FF; inoltre la disponibilità di ottiche luminose era ancora limitata, quindi il corredo Micro 4/3 lo utilizzavo quasi solo per le uscite poco impegnative e durante le vacanze; per la fotografia impegnata c’era il corredo Reflex (ai tempi Nikon).

Poi quando la tecnologia si è evoluta e sia le caratteristiche tecniche che la disponibilità di obiettivi si sono dimostrate all’altezza delle mie necessità di ripresa (soprattutto in luce ambiente bassa a teatro), ho iniziato a utilizzare il corredo Micro 4/3 a tutto tondo. Attualmente è la mia scelta d’elezione per la fotografia di scena, grazie al fantastico rapporto resa/dimensioni, alla disponibilità davvero completissima di ottiche luminose di alto livello e all’Autofocus che ormai ha raggiunto prestazioni d’eccellenza in bassa luce. 

Le caratteristiche costruttive del sistema Micro 4/3 fanno sì che si possa disporre di focali incredibilmente lunghe, mantenendo una compattezza incredibile; questo a teatro e negli auditorium, dove a volte si è vincolati a posizioni molto lontane dal palco, consente di portare a casa scatti impossibili con gli altri corredi. A meno di spendere l’equivalente di un’auto di media cilindrata e di portarsi un robusto cavalletto …!! 

Quando hai capito che la fotografia era importante per te?

A parte pochi, brevi periodi di inattività, sono sempre stato notevolmente appassionato alla fotografia, ma l’amore vero è iniziato circa 25 anni fa quando ho iniziato con le prime esperienze di fotografia di scena. Eravamo naturalmente a pellicola e scattavo ai tempi con la Leica M. Erano tempi duri per quel tipo di ripresa: le pellicole disponibili ad alta sensibilità erano a 400 ASA o a 640 ASA. Normalmente usavo una 400 ASA in B&W e poi la “tiravo” a 800 o 1.600, secondo il bisogno, sovra-sviluppando il negativo in camera oscura. Provai anche la Ilford Delta 3.200 ASA, ma i blocchi di grana erano talmente grandi, che l’effetto sui visi degli attori era parecchio devastante. Se penso che oggi a volte scatto col Micro 4/3 a 10.000 ISO, mi viene da ridere per la tenerezza…. !! [e pensare che c’è chi non si accontenta ancora.. ndUgoB]

A cosa non rinunceresti mai nel tuo corredo?

Non potrei mai rinunciare sicuramente a due caratteristiche: la gamma di fantastici telezoom Olympus e Panasonic e la capacità dell’Autofocus Panasonic (grazie alla tecnologia DfD, “Depth from Defocus”) di agganciare il soggetto in condizioni di luce bassa e “difficile”. Per la fotografia di scena sono caratteristiche irrinunciabili.

Raccontaci la foto più bella che hai scattato e quella più importante.

Non saprei dirti se sia la foto più bella, ma sicuramente quella qui sotto del cigno è una di quelle che – dal punto di vista strettamente estetico – amo di più e sento più vicina; anche perché l’ho progettata, cercata, voluta. E’ uno dei pochi casi in cui non mi sono limitato a riprendere i gesti di altri, ma ho realmente ideato e realizzato un’immagine da zero.

Quella più importante per me è invece questo scatto realizzato al Teatro Sociale di Como della Compagnia di Ballo Moderno “Parsons Dance Company” di New York, circa due anni fa. Lo pubblicai su Instagram insieme ad altri e l’Uffico Stampa del “Parsons” mi scrisse per acquisire le foto. Fu davvero una soddisfazione inattesa.

 

E la foto più difficile.…

Probabilmente è questa foto di danza, in cui sono riuscito a riprendere la ballerina completamente “in volo” e in una posa perfettamente composta, sorriso compreso. Per riuscire a portarla a casa ho dovuto scattarne veramente tante; e ognuna aveva qualcosa che non andava….. 

 

E quella che non sei ancora riuscito a fare.

Ci sono ovviamente molti altri generi fotografici che mi piacciono e con cui mi piacerebbe misurarmi; però la foto “che ancora non ho scattato” e che ho nel cuore è sempre comunque una foto legata al mondo dello spettacolo…… in particolare al Tango…..vedremo se riuscirò prima o poi a realizzare questo progetto…

 

Come si inizia a fare fotografia di eventi? Hai qualche consiglio pratico per chi volesse avvicinarsi a questo genere

All’interno della fotografia di eventi ci sono due grandi filoni: quella legata al mondo dello spettacolo (danza, teatro, musica, circo…) e quella degli eventi al di fuori dello spettacolo (eventi aziendali, politici, matrimoni, cerimonie..). Pur fotografando un po’ di tutto, mi concentrerò adesso sulla fotografia di spettacolo, che è quella che conosco meglio e da più tempo.

Il primo consiglio realmente utile è quello di frequentare assiduamente teatri diversi e diversi auditorium e palazzetti. Una frequentazione assidua di luoghi anche molto differenti ci permetterà di prendere meglio coscienza di tutte le variabili che incontreremo nella ripresa, legate alle diverse dimensioni e forma delle sale, al diverso posizionamento nel teatro stesso, a differenti illuminazioni, ecc. Più saremo abituati ad adeguarci rapidamente a condizioni anche molto diverse e più porteremo a casa scatti interessanti.

Per quanto riguarda l’attrezzatura, suggerisco caldamente di utilizzare come corpo macchina una fotocamera mirrorless. Questo permetterà di non dover fare i conti col rumore dello specchio e di poter usare agevolmente, se necessario, l’otturatore elettronico. In particolare poi suggerisco di scegliere una mirroless Micro 4/3, grazie al fatto che consente di usare – con pesi e ingombri assolutamente limitati – focali anche molto lunghe. In teatri molto grandi – come ad esempio l’Arena di Verona – è normale aver bisogno di focali anche oltre i 600mm, e ottiche come il PanaLeica 100-400 sono la panacea in questi casi. Ma anche in situazioni più normali, disporre di un 70-200/2.8 equivalente con 360 grammi di peso e 10 centimentri di lunghezza (come il Panasonic 35-100/2.8) è davvero un vantaggio epocale.

All’interno del mondo Micro 4/3 poi, avendo provato per anni molti diversi corpi sia Olympus che Panasonic, mi sono ormai orientato su corpi Panasonic di stile “telemetro like”, come la GX80 e la GX9. Il motivo principale è legato alle prestazioni dell’Autofocus in luce molto bassa che sono un grande punto di forza di Panasonic. A teatro non serve un Autofocus “da corsa” come quello della Panasonic G9 o della Olympus EM-1 MkII, serve un Autofocus che riesca ad agganciare il soggetto anche quando la luce di scena è quasi inesistente; ed è quello che le Panasonic riescono molto bene a garantire. L’utilizzo di corpi piatti e compatti come le GX80 e le GX9 inoltre permette una eccellente tascabilità del corpo, quando in ripresa è necessaria la discrezione (come quando si vuole scattare senza essere accreditati).

Per quanto riguarda le ottiche base per chi voglia affrontare questo tipo di ripresa, consiglio di investire prima di tutto su una coppia di zoom luminosi: uno standard come l’Olympus Zuiko 12-40/2.8 o il Panasonic Lumix 12-35/2.8 per le riprese sottopalco e uno tele come l’irrinunciabile Panasonic 35-100/2.8. In seguito si potrà estendere il corredo con altri tele di focale più lunga, come l’Olympus 40-150/2.8 o il Panasonic Leica 100-400/4-6,3.

Naturalmente non è impossibile scattare con focali fisse, però queste non permettono di adeguarsi a tutte le posizioni di ripresa, perciò nella borsa suggerisco di tenerle solo come opzione da usare ogni tanto quando possibile, ma di basarsi, principalmente, su un solido corredo zoom.

Per quanto riguarda l’impostazione dei parametri di ripresa, la parola d’ordine è: sottoesporre! Le luci di scena sono quasi sempre costituite da spot molto forti, che determinano zone di illuminazione estrema e zone quasi buie sul palco; con una gamma dinamica assolutamente non registrabile da nessun sensore. Quindi bisogna esporre per le alte luci e sottoesporre con decisione. Io parto in genere da -2 Ev e poi aggiusto a bisogna secondo il variare delle luci. Uso la Lettura Integrata, mentre sconsiglio caldamente la lettura spot, che è praticamente inutilizzabile su soggetti in continuo movimento.

Per quanto riguarda la modalità di ripresa, uso 2 configurazioni diverse: per la fotografia meno dinamica (recitazione teatrale, musica) uso Priorità Diaframmi (“A” = Aperture Priority) con ISO fissi (parto da 1600 ISO e poi aggiusto secondo necessità); per la fotografia più dinamica (danza) uso Priorità di Tempi  (“S” = Shutter Priority) e ISO Auto con ISO Max 12.800 e tempo di scatto di 1/250 (che poi adeguo fino a 1/500 nelle scene più dinamiche o al contrario faccio scendere anche sotto 1/100 se voglio tentare il mosso espressivo).

 

Musica Classica, Danza, Teatro, Heavy Metal… la tua gallery è bellissima e soprattutto molto varia, a testimonianza di una personalità poliedrica e ricca di interessi. Come ti prepari ad affrontare eventi così differenti tra loro?

Con l’esperienza accumulata in molti diversi teatri, auditorium, arene, palazzetti ormai so come cavarmela nelle principali situazioni di ripresa. Nei casi in cui sono accreditato faccio sempre un certo numero di scatti sottopalco, poi mi sposto più in fondo e faccio serie di scatti con il tele, cercando di miscelare inquadrature di gruppo e scatti di singoli attori o ballerini. 

Quando non ho l’accredito uso sostanzialmente solo il teleobiettivo. Considero sempre di portarmi il 35-100/2.8 come ottica base; poi se so che andrò a fotografare in un ambiente molto grande, aggiungo anche il 40-150/2.8 o il 100-400 Leica.

 

Hai mai suonato o avuto un gruppo musicale? [curiosità mia, ndUgo]

Quando ero più giovane – intorno ai 30 anni – ho suonato il flauto rinascimentale e barocco e ho cantato in diversi gruppi musica antica.

 

Come è composto attualmente il tuo corredo fotografico e cosa non manca mai nella borsa da passeggio?

Come dicevo il mio corredo Micro 4/3 è basato su corpi Panasonic: una GX80 e una GX9, più una vecchia GM-1 che porto sempre con me ovunque vada, di solito col 20/1.7 montato. Come ottiche ho un misto di obiettivi Olympus e Panasonic: Olympus 9-18, 12-40/2.8, 40-150/2.8, 45/1.8, 75/1.8, Panasonic 14/2.5, 20/1.7, 12-35/2.8, 35-100/2.8, 45-175/4-5.6 (un obiettivo molto sottostimato), 100-400 Leica. Dovessi preparare un corredo sintetico non rinuncerei mai a: GM-1, 12-35/2.8, 35-100/2.8, 20/1.7.

Ti ringrazio moltissimo per il tempo che ci hai dedicato. Per vedere altri scatti di Elio e seguirlo su Instagram, ecco il suo profilo:
Profilo Instagram Elio Pecora

Tutte le foto a corredo sono di Elio Pecora e sono utilizzate con il permesso dell’autore.

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