a cura di Mia Battaglia
Sarà forse perché nella mia memoria albergano ancora le convinzioni di un tempo, quando per fare un grandangolo luminoso e di qualità servivano tanto vetro e tanto metallo, ma di certo questo nuovo gioiellino di Laowa stupisce e sorprende al primo contatto: può davvero una lente così piccola essere in grado di fornire tanta meraviglia? In fondo parliamo di un angolo di ripresa di oltre 121° e di un’apertura costante di F/2.0!
Ebbene, siamo nel mondo micro 4/3 e – per chi ancora non ne fosse davvero convinto -qui le magie sono possibili: qualità ottica e qualità costruttiva, senza tralasciare dimensioni peso e contenuti, disponibili ad un prezzo accessibile!
Come se ciò non bastasse, la lente (a differenza di altre Laowa meno recenti) è dotata di contatti elettronici che permettono il dialogo con il corpo macchina, garantendo così trasferimento dei dati EXIF, controllo dell’apertura tramite i consueti comandi sul corpo macchina (la lente non è dotata della ghiera dei diaframmi) e attivazione automatica del focus peaking (utilissimo anche in funzione della ridottissima distanza minima di messa a fuoco che è di soli 9cm).

Nonostante le dimensioni ridotte, la lente si rivela assolutamente ergonomica e semplice da utilizzare: grazie infatti all’assenza della ghiera dei diaframmi, la regolazione della messa a fuoco risulta sempre semplice perché le dita si posizionano in modo naturale al posto giusto, a ridosso del paraluce in metallo. La lente frontale può montare filtri da Ø58mm, molto comuni e non troppo dispendiosi.

Personalmente io resto convinta che il mondo dei fotografi si divida in due grandi categorie: quelli che vanno in crisi sopra ai 35mm di focale, e quelli che vanno in crisi sotto quella misura (faccio riferimento ovviamente all’equivalenza focale con il mondo 35mm).
Se prendiamo in considerazione poi l’ambito dei grandangoli, c’è un ulteriore linea immaginaria di demarcazione. Al di sotto dei 24mm si entra in un mondo estremo fatto di prospettive alterate (fattore che non riguarda la qualità della lente ma la pura e semplice geometria) e dove entrano in gioco alcuni elementi fondamentali che richiedono molta attenzione da parte dell’utilizzatore.
Con queste tipologie di lenti, senza i dovuti accorgimenti, le nostre amate fotocamere producono immagini poco aggraziate, sgradevoli o comunque di difficile lettura per un osservatore. Io raccomando sempre di cercare di effettuare la ripresa restando “ortogonali”, ossia avendo cura di scattare in modo il più possibile perpendicolare (rispetto al terreno, piano dello sfondo e alle linee verticali della scena): quanto più si riescono a limitare le inclinazioni rispetto ai piani, tanto più le immagini saranno gradevoli (a meno di non cercare volutamente determinate prospettive esasperate, ovviamente).
Nel caso del Laowa 6mm, ove parliamo di 12mm di focale equivalente che coprono un angolo di visuale di 121,9° tutto questo è ancora più vero: si tratta infatti di uno degli angoli più spinti che si siano mai visti (escludendo ovviamente il mondo dei fisheye che però non essendo rettilineari hanno caratteristiche ed usi completamente diversi). Angoli di questo tipo rendono il tutto davvero estremo rendendo quindi la cura e l’attenzione posta nell’ inquadratura e composizione elementi chiave per la creazione di immagini gradevoli e coinvolgenti.
Si tratta insomma di una lente con la quale possiamo fare cose davvero impensabili (ad esempio nelle fotografie di interni dove gli spazi sono spesso molto costretti).
Il Laowa 6mm f/2.0 è insomma una lente molto specialistica e proprio in virtù delle sue caratteristiche più particolari ed estreme, non mi sentirei di consigliarla a cuor leggero a chi non avesse già una consolidata esperienza con questo tipo di lenti.
In questi casi una focale come quella del bellissimo Laowa 10mm F/2.0 sarebbe sicuramente una scelta più azzeccata. Per chi invece ha già una consolidata confidenza con angoli estremi questo 6mm è semplicemente irrinunciabile.

La qualità dell’immagine è elevatissima; la definizione nelle aree centrali dell’immagine è ottima e la perdita ai bordi, che ovviamente c’è, resta pienamente accettabile a TA. Nello scatto all’interno della chiesa ho notato qualche aberrazione cromatica (purple fringing) in prossimità delle vetrate, ma sappiamo che moltissime lenti ultra-grandangolari vanno in affanno in condizioni simili, quindi non mi aspettavo nulla di diverso soprattutto considerando la focale così estrema. La lente offre il suo meglio a diaframmi leggermente più chiusi: a valori intorno al 5.6 la nitidezza è spettacolare su tutto l’arco dell’immagine. La vignettatura è leggera, progressiva e mai davvero importante, quindi risulta semplice da compensare, se necessario.
Vediamo adesso come si è comportato all’atto pratico. Nella prima uscita, a Vicenza, la giornata non era delle migliori: il cielo bianco e lattiginoso aveva un po’ condizionato i risultati: avevo avuto buone sensazioni d’uso, ma speravo in un’occasione migliore per mettere nuovamente alla prova il piccolo “mostriciattolo”.

L’occasione si è presentata qualche giorno dopo: nel corso della giornata di Parma di Micro 4/3 Italia ho approfittato della pausa e delle condizioni meteo ideali: cielo luminoso e croccante, con quelle nuvole bianche e striate che sono perfette per questo tipo di fotografia. E’ stata la conferma che cercavo: una lente a mio avviso spettacolare, tecnicamente ineccepibile e caratterizzata da un angolo di ripresa così ampio da renderla unica. (e non è solo un modo di dire perchè è davvero l’unica, tra i grandangoli rettilinei, ad arrivare a questi livelli e nel modo migliore possibile).

Alla fine mi mancava solo una prova in interni per avere un quadro davvero completo: ho quindi effettuato il test in alcune stanze di casa e ho avuto conferma di quanto già raccontato: è una lente spettacolare (Laowa ha preso il vizio, evidentemente) e il suo angolo estremo consente riprese impensabili. Proprio per questo motivo, quindi, i risultati sono altrettanto estremi. Il rischio di deformare gli oggetti in primo piano e/o quelli più decentrati diventa una certezza (torno a ripetere che è una questione puramente geometrica non una “mancanza” della lente) ma per tutti quelli che sanno quello che stanno per fare prendendo in mano una lente così, l’effetto sarà sicuramente quello dichiarato in apertura: pura gioia!
[Nota] Tutte le foto a corredo dell’articolo sono di Mia Battaglia e sono state realizzate con la sua consueta tecnica HDR e post-produzione.
Nella seguente mini-galley potete abbiamo inserito tra scatti singoli per mostrare valutare la resa del Laowa 6mm f/2,0 Zero D MTF senza post-produzione in condizioni di uso “classiche”.
I prodotti Laowa sono importati e distribuiti in Italia da Image Consult.
Puoi trovare il nuovo Laowa 6mm f/2,0 Zero-D MFT e tutti gli altri prodotti della gamma Laowa MFT presso i rivenditori ufficiali italiani. (link)
Si ringrazia Laowa Italia per aver fornito l’esemplare in prova.
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Articolo molto interessante. Ne approfitto per fare una domanda, sto cercando un grandangolo da usare con la mia Lumix GX80 che utilizzo prevalentemente per riprese video indoor, consiglieresti questa lente o dovrei orientarmi su qualcos’altro? Grazie mille per la disponibilità.
il venus Laowa 6mm f/2,0 esiste anche nella variante 6mm Cine T/2,1 che è la sua versione ottimizzata per video in t-stop invece che f-stop. su questo tipo di lenti l’autofocus è poco importante, tanto più nel video quindi penso che vada molto bene. alternative così wide e dritte, non ce ne sono