In sala posa con la OM-5

testo e fotografie di Ugo Baldassarre

Torno volentieri a spendere “due parole” sulla OM System OM-5, questa volta per metterne in luce gli aspetti positivi evidenziati anche in un genere per cui non viene mai né pubblicizzata né presa in considerazione: il ritratto in studio. 

Nel corso delle ultime settimane ho avuto modo di utilizzare la mia OM System OM-5 come prima camera in alcuni servizi di ritratto in sala posa: la necessità primaria era stata quella di scegliere una attrezzatura che non destasse troppo timore nel miei soggetti, quasi tutti alle prime esperienze e che fosse anche rapida e maneggevole per effettuare scatti cambiando rapidamente punto di vista rispetto alla fotocamera che uso sul treppiede: ho alternato la OM-5 in entrambi i ruoli a seconda delle sessioni.

La OM System OM-5 nella colorazione black (è disponibile anche in versione Silver)

 

Gli aspetti che mi hanno colpito maggiormente in questa tipologia d’uso sono stati l’elevatissima percentuale di scatti sempre perfettamente a fuoco (utilizzando il riconoscimento del viso), la precisione dello scatto, l’autonomia della batteria (sempre più che sufficiente per interi set della durata di 2h circa con una sola batteria) e la qualità del file e dei colori, davvero eccellenti: per avere un riscontro immediato scatto in RAW+ Jpeg (massima qualità) ma poi utilizzo solo i Raw per la post-produzione degli scatti selezionati.

Chiara – 2024 | OM System OM-5 + M. Zuiko 75mm f/1.8

Nelle foto con Chiara e Letizia, alle loro prime esperienze fotografiche in assoluto, ho utilizzato la OM-5 sul mio treppiede (Sirui ST-224 con testa ST-20) e una Olympus E-M5 III come free camera da usare a mano libera. La differenza in termini di risultato finale, in quanto a precisione e hit-rate, non lascia dubbi sulle qualità superiori del nuovo modello: nonostante l’identica carrozzeria, sono due fotocamere che, in quando a funzionalità, sono su due livelli diversi.
Ci terrei anche a sottolineare che, montare la OM-5 sul un treppiedi di qualità, non crea alcun problema: i “famosi” casi di rottura del fondello non sono riconducibili ad un normale utilizzo della fotocamera sul tripod bensì all’uso di piastre di dimensioni non standard e in situazioni di forte sollecitazione meccanica. Personalmente utilizzo tranquillamente anche la OM-5 nelle cerimonie e in viaggio con tracolle Black Rapid e non c’è alcun tipo di problema).

Il mio modo di utilizzare il tracking del viso è molto semplice e funzionale al risultato che perseguo: lascio che il soggetto, correttamente illuminato, si muova nei limiti della scena che ho impostato per lui, scattando al ritmo che ritengo opportuno e cercando di cogliere attimi spontanei: l’efficenza mostrata dalla OM-5 è stata estremamente alta, nulla da recriminare su questo aspetto. Sono in sporadiche condizioni l’algoritmo si è lasciato ingannare ma in quei casi è stato sufficiente intervenire manualmente sul punto/area AF.

Sofia – 2024 | Om System OM-5 + M.Zuiko 12-40mm f/2.8 Pro II

Nell’ultima sessione effettuata, quella con Fabiola, la OM-5 è stata la fotocamera che ho usato a mano libera per cambiare velocemente punto di osservazione e dare più dinamicità al set: anche in questa occasione il risultato è stato ottimo in termini di rendimento sia qualitativo che quantitativo.

Per rendere le cose ancora più interessanti, in qualche occasione, ho usato lo Zuiko 45mm f/1.8 al posto del Pro /1.2 con risultati pressoché irriconoscibili senza far affidamento ai dati exif.  
Anche in studio, quindi, dove le differenze di prestazioni tra corpi macchina si fanno meno sentire  in termini di prestazioni pure, la OM-5 sa dire la “sua” in maniera chiara e decisa, avvantaggiandosi delle proprie caratteristiche intrinseche dirette e indirette.

La OM-5, in definitiva, si è rivelata eccellente anche in questa situazione.

 

Tutte le fotografie sono di Ugo Baldassarre e realizzate con OM System OM-5 e lenti Zuiko e Zuiko Pro. L’illuminazione è di tipo LED con faretti Nanlite FC500B e FS150.

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