di Ugo Baldassarre
Micro 4/3 Italia è una comunità di fotografi appassionati e anche professionisti. In queste pagine andremo a scoprire, di tanto in tanto, chi sono gli autori più interessanti del gruppo, offrendo loro la possibilità di presentarsi e condividere un po’ della loro storia e delle loro migliori immagini.
Oggi conosceremo Paolo Maccagnan che ci ha fatto innamorare con i suoi splendidi paesaggi paesaggi pennellati di luce e ci ha sorpreso con… bhe guardate da soli. Buona lettura.
Ciao Paolo, grazie innanzi tutto di dedicarci un po’ del tuo tempo. Raccontaci un po’ di te, in generale, chi sei, cosa fai, cosa ti piace.
Ciao, sono Paolo Maccagnan, bellunese, classe 1974. Sono un operaio metal meccanico da trent’anni. Prediligo le foto di paesaggio ma anche di ritratto [e questa è proprio una sorpresa! Nda]. Mi piace molto la montagna e quindi oltre alla fotografia coltivo la passione per l’arrampicata e l’alpinismo. Non mi pongo grandi obiettivi, ma per me è fondamentale cercare di trasmettere le mie emozioni a chi osserva una mia fotografia.
Se sei qui, sei ovviamente un utilizzatore del sistema Micro 4/3. Quale la caratteristica che ti piace di più nel sistema e quella che inizialmente ti ha convinto ad usare questa tecnologia.
Approdo nel mondo del 4/3 dopo un valutazione ben attenta, essendo utilizzatore di reflex full frame. Avendo la passione per la montagna questa mi porta a fare molti km e dislivelli notevoli. Il set di lenti per FX [full frame nda] era ormai troppo ingombrante e pesante. Da qui ho iniziato lo studio di Olympus: mi da leggerezza e qualità fotografica.
Quando hai capito che la fotografia era importante per te?
La fotografia ha sempre fatto parte della mia vita fin da piccolo, la mia compatta (ai tempi a rullino) era sempre con me nel riprendere le feste di paese e le gite fatte con i miei genitori. Tutto si concretizzò molti anni dopo con l’ingresso in una associazione fotografica locale F-cube. Lì confrontandomi con altri fotografi capii quale era la mia strada.
A cosa non rinunceresti mai nel tuo corredo?
Direi che è molto difficile rispondere a questa domanda. Quando si è in montagna le situazioni di luce sono imprevedibili direi che tengo sempre pronto il ZUIKO 12-40 PRO f/2,8.
Raccontaci la foto più bella che hai scattato e quella più importante.
Forse più che la fotografia più bella o importante, mi viene in mente quella più sofferta, in virtù della fatica che ho fatto per trovare la giusta location. Io di solito evito di andare in luoghi gettonati e trovarmi decine di fotografi che ritraggono la stessa scena ogni anno. Preferisco portare a casa pochi scatti durante l’anno, quelli che mi riescono bene sono luoghi pochi frequentati da fotografi. Da ciò nasce uno studio topografico della zona, dove penso ci sia la scena che ho in mente di fotografare. Con vari software analizzo la zona che poi andrò a ritrarre.
E la foto più difficile….
Bella domanda, a questa ti rispondo che la più difficile non è la montagna ma fotografare una donna. Fare una foto che non sia banale o un semplice ritratto in studio, voglio che esprima ciò che io sento, esplorando il lato femminile che c’è in me.
E quella che non sei ancora riuscito a fare.
Penso che sia un’autoritratto che riesca a far trasparire ciò che in realtà sono, perché in questo mondo difficilmente si riesce a far capire come siamo dentro.
Trovo nelle tue foto una costante importante: il modo in cui la luce descrive i soggetti. Che si parli di paesaggio o bellissimi corpi femminili (che sono stati una piacevolissima sorpresa nel tuo portfolio) devo dire che non trovo differenze di approccio. Possiamo dire che è la luce il tuo ingrediente magico? Come la gestisci in maniera così simile in campi così diversi tra loro?
La luce è la penna del fotografo, senza di essa tutto sembra piatto. La luce accarezza le valli e le vette più alte e le fa brillare al tramonto. Ricordiamoci che la montagna è donna e in entrambi i casi la luce è importante. Sto molto attento alla tridimensionalità in modo di creare le linee guida. Nel paesaggio uso molto i filtri a lastra, nel ritratto uso sopratutto la luce naturale e continua e alcuni panelli riflettenti.
Hai degli autori di riferimenti cui ti ispiri e se si, quali?
I grandi mostri di paesaggio, che hanno fatto la storia, si sa quali son. Il mio preferito è Sebastiao Salgado. Ammiro molto anche un paio di fotografi locali che amano molto la montagna in tutta la sua grandezza. Uno è Federico D’Ambros e poi Loris De Barba. Vedo nei loro scatti molta ricerca e un profondo amore e rispetto per il paesaggio.
Se dovessi dare UN SOLO consiglio a qualcuno che voglia avvicinarsi alla fotografia di paesaggio, quale sarebbe?
Direi che la fotografia di paesaggio è a volte molto dura, ma che anche se la situazione di scatto è stata sfavorevole sicuramente la montagna gli ha dato qualcosa, per cui risalire ancora e poi ancora.
Per maggiori informazioni e contatti con l’autore ecco il sito internet www.maccagnanpaolo.com













