a cura di Ugo Baldassarre
Micro 4/3 Italia è una comunità di fotografi appassionati e anche professionisti. In queste pagine andremo a scoprire, di tanto in tanto, chi sono gli autori più interessanti del gruppo, offrendo loro la possibilità di presentarsi e condividere un po’ della loro storia e delle loro migliori immagini.
Oggi andiamo a conoscere meglio Alessio Brinati, che ha di recente esposto dei suoi ritratti presso il nostro stand a Colorno 2019
[nell’ articolo sono presenti immagini di nudo femminile]
Ciao, grazie innanzi tutto di dedicarci un po’ del tuo tempo. Raccontaci un po’ di te, in generale, chi sei, cosa fai, cosa ti piace.
Mi Chiamo Alessio, 41 anni, originario dei castelli romani; da che io abbia memoria mi è sempre piaciuto fotografare.. ero l’unico alle elementari ad andare con la mia compattina punta e scatta, e parliamo dei tempi della pellicola! Passione che comunque in famiglia c’è sempre stata, probabilmente è genetica!
Poi per la 1° comunione è arrivata lei, una yashica fx-3 super 2000 e li fu amore incondizionato. Oggi sono un consulente informatico, il che alimenta la mia passione per la tecnologia che spesso mi induce ad acquistare oggetti che poi in realtà non mi servono. Sono un amante della montagna e la voglia di immortalare quei paesaggi a me cari è stata probabilmente la molla scatenante della mia passione fotografica. Attualmente per me la fotografia è si una passione ma anche una valvola di sfogo, un escamotage tramite il quale ogni tanto mi ritaglio un paio d’ore per me lontano dai pensieri della famiglia, del lavoro, della vita di tutti i giorni.
Se sei qui, sei ovviamente un utilizzatore del sistema Micro 4/3. Quale è la caratteristica che ti piace di più nel sistema e quella che inizialmente ti ha convinto ad usare questa tecnologia.
Sono un appassionato di tecnologia per cui l’input iniziale è sempre la curiosità. Volevo qualcosa di essenziale e compatto, così mi orientai inizialmente su una em10 mk2 con un trio di fissi 14-25-45.
Quando hai capito che la fotografia era importante per te?
Lo è sempre stata, fin da piccolo; con la mia yashica ho fotografato tutti i momenti più belli e piacevoli della mia infanzia fino a 30 anni compiuti quando sono passato al digitale; compleanni in famiglia, vacanze, ricorrenze particolari; ho sempre associato la fotografia a ricordi piacevoli.
A cosa non rinunceresti mai nel tuo corredo?
E’ difficile dirlo, il mio corredo non è mai “definitivo”, diciamo che non devono mai mancare un ultrawide e un “normale”, per il resto sperimento molto (anche troppo)
Raccontaci la foto più bella che hai scattato e quella più importante.
È sempre una domanda difficile, ci sono 2 foto che mi piacciono molto ma credo sia più per il fatto che sono legato a quei posti, più di quanto non lo sia a Roma. E sono queste:

La prima, anche se non sembra, è stata fatta in primavera, pioveva da 2 giorni, alloggiavo la vicino; appena smise presi su la G80 con il 30 sigma, presi entrambi da pochissimo, e insieme al cane mi avventurai nel bosco sbucando li vicino. Faceva freddo e tirava vento ma ero li, felice, nel silenzio più assoluto, a scattare le mie foto;

La seconda rappresenta per me un luogo particolare a cui sono molto legato. Ho sempre cercato di fotografarlo in una certa maniera ma non ci ero mai riuscito, o il maltempo, o qualche elemento di disturbo, o la luce che non funzionava o altro. Stavolta alloggiavo li davanti, lo vedevo dal terrazzo, ma c’erano le antenne della casa di fronte che disturbavano..poi ho notato un lucernario nel nostro appartamento e non c’ho pensato 2 volte, mi sono arrampicato sul tetto e ho fatto la foto da li, con mia moglie e le bambine che mi imploravano di scendere 😊
Per me che sono un fotoamatore è difficile stabilire quale sia la foto più importante, non ho una foto che ha dato una svolta alla mia “carriera fotografica” ma se proprio dovessi, potrei indicare questa:

Che è stata una delle primissime foto fatta col sistema m4/3, che è stata ripresa e pubblicata anche come sfondo per la locandina del burlesque award tenutosi a roma 2 anni fa e per lo spettacolo della performer al teatro bagaglino di Roma.
E la foto più difficile….
Mmmm, probabilmente questa:

Era la prima volta che mi approcciavo al nudo e non sapevo bene come gestire la modella; la paura di usare termini o movenze che potevano essere fraintesi era tanta, infatti credo si non esser mai stato più vicino di 2mt da lei 😀
E quella che non sei ancora riuscito a fare.
… ne ho tante di idee, il problema è avere il tempo e soprattutto l’opportunità! Quasi sempre finisco per organizzarmi all’ultimo momento, il che spesso mi porta a non fare nulla o cambiare programmi rispetto al previsto, perché non c’è più abbastanza tempo. Oggi E’ difficile fare qualcosa che non sia banale o già visto.
La tua fotografia spazia dal paesaggio al ritratto femminile. C’è un approccio comune ai due generi o sono in completa antitesi?
Nasco come paesaggista e mi ci definisco tutt’ora sebbene scatti molto meno. Nel Paesaggio sono più metodico, programmo prima l’uscita, decido prima andare e dove posizionarmi, addirittura mi studio la posizione del sole con Google Earth proprio perché non mi piace improvvisare quando hai pochi minuti di luce buona.
Nei ritratti invece improvviso quasi tutto, mi adatto alla luce del momento e cerco di “capire” la modella; farle sentire a loro agio e non forzarle in pose che non “sentono” è la base per un buon ritratto. Ma ci vuole tempo e soprattutto non puoi organizzarlo prima, non a caso le foto migliori le “tiro fuori” nella seconda parte dello shooting.
Come sono passato dai paesaggi ai ritratti? È complesso.. alla base c’era la mia voglia di migliorare gli scatti familiari, le foto alle mie bambine, qualcosa che andasse oltre alla classica regola dei terzi, l’occhio dominante e via dicendo, qualcosa che mi aiutasse a gestire il soggetto e a dominare la luce artificiale (flash), cosa che ho sempre odiato.
I tuoi ritratti, che recentemente abbiamo anche esposto al ColornoPhotoLife 2019, sono sempre ben distinguibili. Come nasce un ritratto di Alessio?
Generalmente sono io che scelgo il soggetto e non scelgo chiunque mi capiti a tiro; molto dipende dall’espressività del soggetto; i miei ritratti sono quasi sempre inquadrature strette, al massimo mezzo busto, avere gli occhi azzurri o un bel visino non è sufficiente; il soggetto deve colpirmi. A volte l’impressione avuta in foto si conferma e lo shooting scivola via che è un piacere, altre volte faccio fatica perché, sebbene la modella sia “quotata”, esperta e quanto altro non si instaura quel rapporto, non si crea quella “chimica” che mi porta a fare un buon ritratto. Perché alla fine di quello si tratta, di chimica; Capita che non mi trovi ad agio con modelle “quotate” e tiri fuori scatti “da paura” con ragazze sconosciute.
Tendo a non scattare con modelle “locali” ma preferisco aspettare la trasferta della modella di turno,
Inoltre continuo a frequentare alcuni eventi quando sono organizzati da fotografi che conosco e so com’è la loro organizzazione e propongono modelle che reputo interessanti; eventi in cui comunque so che è possibile impostare le luci a piacimento e si ha il proprio tempo a disposizione con la modella, non certo le “resse” negli scantinati che vanno per la maggiore adesso [ahah, bella definizione nda]
Come è il tuo rapporto con la post-produzione digitale?
Ti suonerà strano ma sono un capra. Ho creato le mie azioni basilari su PS seguendo guide/libri/video tutorial e ne regolo l’effetto regolando l’opacità; ho le mie action scaricate nel corso degli anni e uso alcuni tool (es Luminar o le Nik Collection) che mi facilitano alcuni passaggi, tempo massimo su una foto 10 minuti, se vado oltre allora la cestino perché vuol dire che l’ho sbagliata in partenza. Se parliamo di Bianco e Nero ancora meglio, regolo i vari canali, aggiusto il contrasto, regolo il punto di bianco e di nero e stop, finita li; Clonare via qualche elemento di disturbo lo so fare, creare parti inesistenti, creare fotografie dal nulla o quasi no, non sono in grado di farlo. Non sono il tipo da PSD da 300mb insomma, anche per la color correction uso delle action scaricate e/o comprate; a me la fotografia piace farla sul campo, il tempo davanti al pc lo uso per altro (sono un accanito giocatore di mmorpg on line)
Per concludere, Alessio…
In casa tutti abbiamo almeno 2 macchine fotografiche, 1 digitale e 1 istantanea, anche le bambine.
Fotografare le aiuta a concentrarsi sui particolari, sulle “cose belle”, la fotografia istantanea le aiuta a discernere cosa vale la pena fotografare e cosa no e finiscono per immortalare il pigiama party con le amiche, la gita fuori porta, la zia o la nonna che non vedono da tanto tempo: fotografia = bei momenti.
Fotografare le aiuta a creare una “cultura del bello”; il bello sappiamo che è soggettivo ma proprio per questo quando vediamo qualcosa che ci piace vogliamo immortalarlo, condividerlo, preservarlo. E se è vero che la bellezza salverà il mondo allora la fotografia sarà l’arma principale in questa “guerra” e sono convinto che educare i bambini in questo senso creerà persone più attente in futuro.
E io sono d’accordissimo con te, Alessio.
Per seguire Alessio e i suoi lavori:
Flickr https://www.flickr.com/photos/alessiobrinati/
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/Facciamo2Scatti/
Instagram http://instagram.com/alebri78















