Fotografia di Eventi con Micro4/3

di Ugo Baldassarre

[articolo originariamente comparso su Olympus Passion  >>  qui]

Credo che l’attrezzatura, per qualsiasi fotografo professionista, sia come un capo di abbigliamento: deve stare bene indosso ed essere anche comodo, ma non solo. Deve assecondare la propria personalità ed essere compatibile con il proprio stile.

Io la cravatta non la uso, e neanche abiti dal taglio elegante. Non sono miei, non mi permettono di essere me stesso quando fotografo. Allo stesso modo ho cercato un sistema che mi permettesse libertà e comodità di azione e controllo della scena.

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Ho usato fotocamere tradizionali per diversi anni ma, appena ho avuto l’occasione di provare un EVF ho capito quale sarebbe stato il futuro del mio corredo fotografico.

Faccio fatica a volte, parlando con colleghi che utilizzano altri brand fotografici, a capire cosa li spaventi così tanto nell’utilizzare un mezzo più versatile, moderno ed efficace del vecchio sistema reflex.

Fotografare un evento attraverso un EVF e un sistema Live View davvero funzionale come quello di Olympus, non ha paragoni. Un fotografo professionista dovrebbe badare più al risultato che all’apparenza e le dimensioni della propria attrezzatura: io non potrei mai più rinunciare alla comodità di un sistema mirrorless completo e versatile come questo.

 

Affronto i matrimoni come la fotografia di strada, cercando di esserci senza intralciare. Cerco la massima spontaneità nelle situazioni e non disdegno il contesto circostante.

Sono abbastanza contrario, da sempre, all’utilizzo esagerato che si tende a fare dello sfuocato, cosa che invece sembra ormai la moda predominante per creare immagini accattivanti da parte di tantissimi colleghi. Si tende a erroneamente a considerare questo fattore come basilare per creare volume nelle immagini.

Non è solo lo sfuocato che genera un buon senso di tridimensionalità dell’immagine, bensì un uso sapiente della luce, naturale o artificiale che essa sia.

Il sensore di dimensioni ridotte che equipaggia i sistemi Micro4/3 ha il grande vantaggio di rendere utilizzabili al massimo anche i diaframmi più aperti, catturando quindi al meglio tutta la luce della scena. Con un sistema tradizionale è necessario utilizzare diaframmi molto più chiusi per avere la stessa profondità di campo. Quando usavo sistemi Full Frame dovevo sempre chiudere almeno a f/5,6-8 il mio pesante ed ingombrante 70-200 f/2,8, perdendo molta luce disponibile. Con la mia Em1 e il 40-150pro f/2,8 ad esempio, scatto sempre a f/2,8 -3,5 e ho tutta la profondità di campo necessaria.

Ugo Baldassarre / 2018

 

I miei matrimoni si svolgono quasi sempre in piccole e buie chiese di provincia o campagna, in cui anche gli spazi sono sacrificati. Poter contare su una attrezzatura poco ingombrante ma efficiente, versatile e di qualità ,è fondamentale. Ho trovato tutte queste caratteristiche nel sistema Olympus, grazie a corpi professionali a prova di qualsiasi condizione meteo (non mancano mai matrimoni sotto veri e propri nubifragi) e lenti di altissima qualità che ormai coprono qualsiasi esigenza professionale.

Durante le fotografie di eventi, uso molto spesso il display per inquadrare. In questo modo riesco a mantenere un contatto visivo con il resto della scena, rimanendo pronto a cogliere qualsiasi imprevisto: quando ero concentrato a guardare nel mirino reflex non avevo questa visione allargata della scena che ormai trovo irrinunciabile.

Le mie foto raccontano lo svolgersi degli eventi in maniera molto diretta e senza troppi abbellimenti. Contrariamente a quanto faccio nella fotografia di ritratto, mi piace che le mie foto di eventi siano veri documenti visivi, frammenti di storie, ricordi per il futuro. Non voglio alterare in alcun modo, che non sia quello lecito dell’inquadratura, il racconto della giornata e l’aspetto delle immagini. A volte le fotografie più belle sono proprio quelle inattese, quelle in cui accade qualcosa di imprevisto, fuori dagli schermi.

La versatilità di utilizzo e la semplicità con cui è possibile comporre le immagini attraverso l’ EVF o il display ha reso il mio approccio molto più dinamico, riuscendo a proporre punti di vista spesso impossibili per altri sistemi.

Quando è necessario, in situazioni davvero critiche, mi affido a sistemi di illuminazione ausiliari (led a batteria) che mi aiutano ad ottenere direzione migliore delle ombre e della luce. Molti pensano che la possibilità di scattare ad ISO altissimi sia la soluzione a tutto, ma se ci si trova in presenza di una fonte di luce mal direzionata (come sempre in chiesa), sono le ombre che bisogna correggere, non la luminosità della scena per cui, meglio un faretto che 100,000 iso.

Trovo inoltre fantastica la possibilità di raccontare dettagli e allestimenti e buffet, scattando foto fantastiche in pochi secondi. Ai clienti e soprattutto agli altri operatori della giornata piace questa rapidità e flessibilità che evita tempi morti e rallentamenti a tutto lo staff.

In alcune situazioni davvero difficili riesco, da solo, ad utilizzare un illuminatore LED nella mano sinistra, continuando a scattare con la macchina nella destra.

Ricordo un matrimonio, in una villa bellissima, vicino Verona. Ad un certo punto venne annunciato il taglio della torta, in mezzo al bosco, ove sorgeva una monumentale piscina. Risolsi una situazione davvero complessa e ottenni una foto davvero fantastica. Se l’attrezzatura è piccola, comoda e potente, è sempre un grande vantaggio.

La qualità finale delle stampe, sia tradizionali che offset, è sempre ottima. Mi trovo davvero bene sotto tutti i punti di vista e non vedo l’ora di passare al nuovo sensore da 20 della Em1-mark2 per avere ancora più affidabilità e sicurezza sul campo. Ho avuto modo di provarla in diverse occasioni, e la prenderò molto presto. Ma probabilmente, prima, punterò al nuovo 17mm Pro, che promette davvero bene, sopratutto per questo genere di fotografie.

 

Ugo Baldassarre

www.ugobaldassarre.com

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