L’equilibrio del corredo

testo e fotografie di Ugo Baldassarre 

 

Non è un segreto affermare che la passione che spinge tanti a fotografare è una forte attrazione verso l’oggetto fotografico. Corpi macchina e lenti sono effettivamente degli hardware davvero affascinanti ed in continua evoluzione ed è facile subirne il fascino tech.
E’ opinione diffusa che il non plus ultra sarebbe possedere qualsiasi lente e corpo macchina disponibile per il proprio sistema fotografico ma probabilmente, a parte una mera soddisfazione di collezionismo, dal punto di vista del “fotografare” sarebbe più un impedimento che un vantaggio. L’illusione infatti di poter fotografare meglio possedendo attrezzatura sempre più specifica e mirata per ogni determinata situazione o tipologia di soggetto è abbastanza vana; è una condizione valida solo in pochi casi mentre risulta quasi sempre più di ostacolo che aiuto.

Illustrazione di Dimitri Corradini realizzata per il mio libro Click – Piccolo viaggio nella fotografia

Per questo motivo una delle capacità più importanti che un fotografo deve imparare a sviluppare è proprio quella del saper razionalizzare e gestire il proprio corredo e la propria borsa fotografica mediando tra necessità effettiva, previsione degli imprevisti e comodità di trasporto: non si può avere sempre tutto a portata di mano ma in molti casi non è saggio neanche essere troppo minimal. 

ll mio corredo, proprio per questo motivo, subisce, da sempre, piccoli ma importanti aggiornamenti ed aggiustamenti per permettermi di interpretare al meglio le mie esigenze lavorative e personali. Le esigenze cambiano di anno in anno e anche la tipologia di fotografia praticata può subire delle virate verso nuove direzioni ed è giusto restare al passo.
Complici le ultime offerte invernali devo ammettere di aver dato una bella rinfrescata alla mia borsa degli strumenti che, mai come in questo preciso momento, è stata così flessibile e versatile, sia in termini di lenti che di corpi macchina.

La tipologia di incarichi che affronto, sono quasi sempre legati all’interazione con le persone : raramente necessità della velocità operativa offerta dalle ultime tecnologie e dalle prestazioni degli ultimi sistemi di AF, eppure ognuna delle mie fotocamere si presta, a suo modo, ad offrirmi una esperienza d’uso differente, diversificando quindi anche l’approccio e il risultato ottenibile. 

 

La necessità di avere tre body è una costante da quando ho iniziato a fotografare seriamente. A parte le escursioni fotografiche famigliari e le passeggiate street, esigo avere con me sempre almeno due corpi macchina, per arrivare a tre nei lavori più lunghi, impegnativi e stressanti: la mia necessità era quindi avere diversi corpi macchina, che potessero lavorare assieme ma che allo stesso tempo fossero differenti sotto l’aspetto dell’approccio fotografico.

In previsione della prossima stagione (matrimoni, eventi, etc) la nuova OM-1 rappresenta sicuramente il perno del mio corredo: è infatti il corpo macchina più prestazionale e allo stesso tempo più avanzato che possiedo: è il top tecnologico sia per qualità di immagine che per funzionalità e di adatta bene all’uso con qualsiasi lente in mio possesso.
Le preferisco la E-M1X solo quando devo realizzare delle sessioni di ritratto in studio, ove trovo che la fantastica ergonomia di questa mi semplifichi parecchio la vita nello scatto verticale, facendomela ancora preferire: è ormai l’unico caso in cui la super ex-ammiraglia è la prima scelta. In studio, con luci artificiali e soprattutto flash, utilizzo molto i due zoom Pro Zuiko 12-40 el 40-150 pro f/2,8 che coprono praticamente tutte le esigenze. La E-M1X è decisamente la macchina più comoda per gestire al meglio i due zoom in posizione verticale.

La OM-5 è invece la prima scelta per quando si tratta di andare leggeri ma senza fare rinuncie in termini di qualità. In accoppiamento con il 20mm Pro f/1,4 (che uso come sua lente standard), l’8-25 Pro e il 40-150 Pro entrambi della linea F/4 ho un corredo versatile e leggero adatto per viaggio, street e le classiche foto di famiglia (che non devono mai mancare!). 

 

Ho provato a riassumere la logica di quanto descritto in questo schema: si nota come la OM-1 sia perfetta, almeno per quanto mi riguardi, per essere utilizzata con qualsiasi combinazione di lenti in mio possesso, mentre preferisco lasciare alla E-M1X e alla OM-5 un ruolo più specifico in abbinamento solo con determinate lenti (ovviamente è questa una mia scelta, nulla vieta di mescolare le combinazioni diversamente).
Trovo che le combinazioni ottenibili siano davvero varie e ben bilanciate con l’ottima ultima arrivata OM-5 – un perfetto jolly – in grado di ricoprire egregiamente sia il ruolo di secondo corpo in qualsiasi situazione, anche la più complessa sia essere la prima scelta per tutte le situazioni in cui la parola l’ordine è libertà di movimento e poco ingombro. 

 

Fino a poche settimane fa il mo corredo era composto da due corpi E-M1X e una E-M1 mark II. Non mancava nulla in termini di qualità e affidabilità ma il tutto era un po’ sbilanciato verso pesi ed ingombri superiori ma comodo per il fatto che tutte le fotocamere avessero le stesse batterie.

Nonostante a prima vista possa sembrare adesso abbia perso in efficienza operativa per via dei diversi tipi di batterie presenti su ognuna della tre macchine, c’è da tener conto che con l’unificazione del sistema di ricarica è sufficiente un Powerbank e/o un adattatore di rete USB per gestire agevolmente la situazione. Avere in una borsa un unico tipo di batterie per diverse macchine è sicuramente una comodità da non sottovalutare ma devo ammettere che, dopo un iniziale scetticismo, sto apprezzando sempre più la standardizzazione del sistema di ricarica via USB.

 

Anche sul fronte delle prestazioni, OM-1 a parte, la E-M1X e la OM-5 se la giocano alla pari su quasi tutti i fronti e questo è un gran bel vantaggio perchè qualsiasi combinazione di macchine deciderò di utilizzare non mi farà rimpiangere nulla sotto l’aspetto qualitativo. 

 

Che sia ritratto in studio, un evento di lunga, media o breve durata o un viaggio di lavoro o di piacere adesso posso contare su una combinazione corpo-lente/i sempre adatta all’occasione.
Tutti e tre i miei corp macchinai hanno capacità computazionali (scatto Hi-res, Live ND, Live Composite) e una estrema resistenza ed affidabilità operativa in qualsiasi condizione: non sono un fotografo extreme ma non è raro trovarsi sotto un acquazzone durante un evento o ricevere una secchiata d’acqua o polvere in situazioni concitate e il non dovermi preoccupare dell’attrezzatura è un bel vantaggio (da qui la scelta di utilizzare principalmente lenti Zuiko Pro).

Questa è quindi la mia configurazione perfetta, al momento, ma non è certamente l’unica possibile o quella che meglio che si adatta anche ad altri fotografi: al posto di una qualsiasi delle mie tre fotocamere ci potrebbe essere una qualsiasi altra opzione in base ad altre e differenti necessità.

Quello che mi premeva sottolineare con questo articolo è l’enorme versatilità operativa che il sistema OM System / Olympus permette di ottenere adattandosi alla perfezione alle proprie necessità e al modo di fotografare fi ciascuno nelle diverse situazioni. 

 

 

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