Mia Battaglia

di Ugo Baldassarre

Micro 4/3 Italia è una comunità di fotografi appassionati e anche professionisti. In queste pagine andremo a scoprire, di tanto in tanto, chi sono gli autori più interessanti del gruppo, offrendo loro la possibilità di presentarsi e condividere un po’ della loro storia e delle loro migliori immagini.

Andiamo a conoscere Mia Battaglia

Ciao, grazie innanzi tutto di dedicarci un po’ del tuo tempo. Raccontaci un po’ di te, in generale, chi sei, cosa fai, cosa ti piace.
Ciao, sono Mia Battaglia, padovana, classe 1962. Sono, senza un particolare ordine: una creativa inevitabile (per eredità genetica), un’atleta dal passato discreto e dal futuro improbabile, una fotografa con grandi obiettivi, un’imprenditrice che lotta quotidianamente (la “mia battaglia”) e un’appassionata di montagna e di viaggi in generale. Una ventina d’anni fa ho fondato un’azienda di informatica nella quale oggi sono socia e responsabile dello sviluppo, e nel frattempo ho frequentato il mondo delle corse a piedi (su strada ma soprattutto in natura) correndo 15 maratone e diversi ultra trail (fino a 100km, quelle più lunghe non erano per me) in Italia e all’estero.

Se sei qui, sei ovviamente un utilizzatore del sistema Micro 4/3. Quale è la caratteristica che ti piace di più nel sistema e quella che inizialmente ti ha convinto ad usare questa tecnologia.
Sono approdata al Micro 4/3 quando ho iniziato a seguire gruppi di trail runner con l’incarico di fare la copertura fotografica dell’intero evento. Si tratta in genere di eventi di una settimana circa sulle Alte Vie delle Dolomiti con pernottamenti in rifugio (trasferimento dei bagagli a carico dell’organizzazione). Il gruppo viaggia “leggero” percorrendo dai 20 ai 35 km al giorno a buona andatura. La copertura fotografica richiede una certa preparazione atletica (e tecnica) e un’attrezzatura che garantisca, al tempo stesso, buona qualità e contenimento dei pesi e degli ingombri. Il Micro 4/3 era la risposta migliore, anche se all’inizio non mi aspettavo che la qualità sarebbe stata tale da indurmi ad abbandonare il corredo Nikon FF che usavo nelle altre situazioni.

 

Quando hai capito che la fotografia era importante per te?
Questa è una storia un po’ particolare: da piccola non ero una bambina, ero un bambino. Sapevo già di essere una donna, ma per tutti gli altri ero un maschietto e io non sapevo come capire chi aveva ragione. Mi avvicinai alla fotografia verso i 12/13 anni folgorata da un’intuizione: se convincevo i miei genitori di avere questa grande passione potevo ottenere una macchina fotografica e con questa provare a fotografarmi per vedere se quello che vedevo allo specchio era reale o immaginario. Verso i 14 anni ottenni la mia prima macchina davvero seria (la mitica Olympus Om2) e con questa iniziai ad esplorare la mia femminilità.
Il problema però era che mi vergognavo di portare il rullino in negozio, quindi fui costretta ad arrangiarmi: sviluppo e stampa in casa, all’inizio costruendomi l’ingranditore con materiale di fortuna (mi costruii il primo usando il proiettore di diapositive di mia mamma). La prima foto che ottenni mi lasciò senza parole e capii che dovevo assolutamente continuare su quella strada, o meglio, su quelle strade: ero davvero una donna ed ero davvero una fotografa. Insomma avevo un sacco di lavoro da fare…

La storia è lunga ma la faccio breve: verso i trent’anni (lo so, è un sacco di tempo ma non è un percorso facile) ho iniziato a vivere davvero nella mia dimensione più naturale, quella femminile. E una volta liberata della “zavorra” che mi appesantiva, ho iniziato a rivolgere la mia macchina fotografica non più verso l’esplorazione di me stessa ma verso l’esplorazione del mondo intorno a me. L’approccio però non è cambiato: non mi interessa rappresentare la realtà, mi interessa rappresentare le emozioni che la realtà suscita in me. Per questo motivo, quando ho scoperto la tecnica dell’HDR, mi si è aperto un mondo: grazie a questa tecnica riesco a mostrare meglio quello che sento, che è molto più complesso ed articolato di quello che semplicemente vedo.

A cosa non rinunceresti mai nel tuo corredo?
Al grandangolo estremo. La realtà è troppo ampia per essere rappresentata in modo circoscritto… [ Zuiko PRO 7-14 f/2,8 , la sua lente preferita. nda]

Raccontaci la foto più bella che hai scattato e quella più importante…
Non mi viene in mente un’unica foto per questa risposta, ma diverse. Una è la prima che mi sono fatta, un’altra è il primo HDR fatto all’interno di un’acciaieria, dove ho percepito la reale potenza espressiva di questa tecnica, e una recente di Comacchio, dove mi pare di cogliere una certa maturazione del mio percorso (anche se la strada per migliorarsi per fortuna non finisce mai)

AFV – Acciaierie Beltrame

…e la foto più difficile…
Quando devi fotografare gruppi di runner non puoi limitarti a fotografarli da dietro: devi superarli, individuare il punto adatto allo scatto, arrivarci prima di loro, prepararti, scattare e poi… scattare di nuovo per riprenderli, superarli nuovamente e cercare il punto successivo. Le foto più difficili sono state indubbiamente queste, specialmente quando il gruppo era molto allenato. Anche perchè non si fermavano mica per aspettare la fotografa…

 

Day #1 – from Passo delle Erbe to Frara (passo Gardena)

…e quella che non sei ancora riuscito a fare.
Ho in mente di fotografare la pioggia in un certo modo, ma non ho ancora messo bene a fuoco come, ci sto lavorando. E poi certe vie lattee che vedo in montagna: soffro troppo il freddo per rimanere fuori a lavorarci per bene…

Hai vissuto sia il periodo analogico che quello digitale della fotografia: da informatica e fotografa, come giudichi questa evoluzione che sembra inarrestabile ormai? le Intelligenze artificiali, i nuovi algoritmi di ritocco già integrati in fase di scatto di molti device stanno snaturando e dando una nuova via alla fotografia contemporanea?
Sono sempre stata molto favorevole all’evoluzione. Mi piace avere in mano strumenti potenti e efficienti: so dove voglio andare, e se gli strumenti mi aiutano ne sono felice. Per me in fotografia conta il risultato: se il risultato porta emozione è una buona foto, se no è una foto inutile. Il livello medio delle fotografie scattate è sempre più elevato e questo è certamente dovuto all’evoluzione degli apparati. Ma le foto davvero belle continueranno ad essere poche, e non saranno certo figlie della tecnologia…

Cosa ti aspetti dal futuro del sistema Micro 4/3? C’è un obiettivo che sogni venga realizzato a breve?
Mi auguro che il Micro 4/3 sappia reggere l’attacco in corso da parte del FF, e che possa continuare a garantire un corredo molto più leggero e pratico di quelli della concorrenza. Non credo che il nostro formato sia arrivato alla fine del suo percorso evolutivo, infatti sono molto curiosa di vedere cosa bolle nella pentola di Olympus, che ha già annunciato grandi sorprese. E si, c’è un obiettivo che vorrei moltissimo: un bel grandangolo estremo (7-8mm) con le caratteristiche del 7-14 pro ma fisso, assolutamente non fish-eye, molto compatto, diciamo come il 12 F/2 e tropicalizzato (se è un sogno posso andare a ruota libera, giusto ?). [giusto nda]

Ci sono autori che ti hanno o continuano ispirarti o il tuo continua ad essere un percorso intimo e una evoluzione del tutto personale?
Non ho mai coltivato la mia conoscenza nel mondo della fotografia e di conseguenza non ho autori di riferimento; in effetti so bene di essere fotograficamente piuttosto ignorante. Mi riprometto sempre di colmare qualche lacuna e ogni tanto riesco a fare qualche passo in questa direzione, ma alla fine si, il mio è principalmente un percorso intimo e una evoluzione assolutamente personale.

 

Contatti:

http://www.miabattaglia.it/

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