NY Verticale – Raul Dominici

a cura di Ugo Baldassarre

Cambiare punto di osservazione, variare la prospettiva: questi sono i due concetti cardine su cui fa leva il nostro Raul mentre ci accompagna in questo spettacolare e artistico viaggio nella Grande Mela.

testo e fotografie: Raul Dominici

 

“Ogni viaggio a New York che si rispetti deve prevedere una gita sull’Hudson.
Non ci sono meraviglie naturali, scordatevi mirabolanti scogliere, calette nascoste o barcaroli che cantano, scivolando su acque cristalline. Allora perché farlo, perché armarsi macchina fotografica e molta pazienza alla fila dell’imbarco? Sicuramente si può fotografare da una posizione perfetta la statua della Libertà e molti lo fanno per questo credo. Io, in realtà, mi sono ritrovato a fotografare più avidamente proprio i turisti che si accalcavano e spintonavano, con i loro cellulari alzati al cielo, ad immortalare la signora in  toga …molto più interessante e divertente.

Mischiarsi tra urlanti turisti giapponesi e rednecks americani con cappellini degli Yankees e  t shirt ‘I love NY’ vale invece la pena, quello si, perché  permette, in un paio d’ore, di avere una visuale diversa di una città che vive quasi esclusivamente in altezza, un’oasi di conifere in cemento armato, vetro e acciaio.

Dalle acque del fiume si ha una più netta sensazione di questo caotico, immersivo e straripante tetris di incastri e forme, con i suoi mille piccoli elicotteri, come api intorno a fiori, continuamente in volo. Da qui, dalle acque del fiume, ci ritroviamo alla giusta distanza perché le linee cadenti non siano poi un problema insormontabile e questi mastodontici edifici si mostrino impettiti ma frontali, nei loro luccicanti abiti, senza minacciarci dall’alto.

Questa breve navigazione è un tripudio di mille colori e materiali diversi, di giochi d’ombra e di vertigini sociali con salti velocissimi dai moderni templi della zona finanziaria ai vetusti, inquietanti casermoni del Bronx.

Sul ponte del traghetto che si muove come un tagadà ho preso la mia Em1 Mark 2, montato il 40-150 2,8 (tra le mie, la lente preferita per resa) e tranquillamente, dietro la folla di cellulari, teste e cappelli, ho tirato a 150 e subito mi sono apparsi scorci di una natura sconosciuta soprattutto a chi, come me, vive in una piccola provincia del Belpaese dove il palazzo più alto è spesso ancora la chiesa.

Nel mirino stimoli visuali continui; la luce è buona, aggiusto i tempi e l’apertura e cerco riquadri armonici che appaghino il mio senso di ordine e compiutezza.

Si percepisce, dietro quelle pareti e vetrate, il brulicante rumore di vite affannose, stressate e stressanti ma, dal fiume, arriva solo un flebile eco di tutto questo e rimane la perfetta costruzione della scatola che quel rumore nasconde.

Amo il Micro 4/3 e questo viaggio a New York di qualche anno fa me lo ha reso ancora più imprescindibile, perché se con il 40/150 ho potuto scattare senza problemi da una nave barcollante e straripante di entusiasti turisti all’equivalente di 300mm (con oltretutto ampio limite al ritaglio costruttivo), ancora di più l’ho apprezzato nella successiva street spesso forzatamente ‘no look’ a Brooklyn e Harlem;  con altri mezzi sarebbe stato molto, ma molto più difficile e complicato.” [ R.D.]

Contatti:
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Commenti all'articolo

Un commento su “NY Verticale – Raul Dominici”

  1. Foto veramente molto interessanti. Un punto di vista particolare e, per me inedito

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