Road to the X – pt1

a cura di Ugo Baldassarre

La lettera X è da sempre associata a qualcosa di “miliare”, qualcosa che lascia il segno, prodotti destinati ad assere punto di arrivo e partenza per il mondo che rappresentano.
In occasione dell’arrivo della super-ammiraglia Olympus abbiamo piacere di ripercorrere assieme le tappe dell’evoluzione del sistema OMD, dalla prima rivoluzionaria Em-5 alla nuova Em1-X.
Un percorso fatto di ricerca, innovazione, e attenzione per le esigenze dei nuovi fotografi digitali.

La OMD Em1-X rappresenta il fiore all’occhiello della produzione Olympus nel campo delle fotocamere digitali ad ottica intercambiabile e come tutte le eccellenze non nasce dal nulla, bensì è figlia di un lungo percorso che progettisti, ingegneri e utilizzatori del marchio nipponico hanno affrontato assieme nell’ultimo decennio. Per comprenderla appieno, pensiamo che sia fondamentale ricordare la cura, l’attenzione, l’idea, il progetto che da sempre hanno mosso le fila del progetto OMD.

 

Il sistema Micro4/3 per Olympus nasce con la prima Pen Ep-1, che si affianca al sistema principale E-System, rivolto agli utenti più esigenti.
La piccola EP1 inizia a tracciare la via per un nuovo modo di concepire la fotografia digitale: un sistema piccolo, quasi tascabile, con la stessa qualità di immagine della ammiraglia E-5. La tecnologia è ancora agli inizi, i margini di miglioramento ampissimi. Nel giro di pochi anni il sistema cresce, piace sempre più , ma è ancora legato a limiti tecnologici e di risoluzione (12Mpx).
È a questo punto, dopo l’uscita della EP-3, che Olympus inizia a mostrare i muscoli con quella che sarà, col senno di poi, la macchina più rivoluzionaria della sua storia recente. La OMD Em5.

La serie OM è ancora oggi sinonimo di qualità professionale nel mondo della fotografia che fu. Ammiraglie analogiche come la Olympus OM1, OM4 furono il non plus ultra per i fotografi di poche generazioni fa. Richiamare , nel nome, la mitica serie OM non era certo una operazione da fare a cuor leggero per Olympus.

La prima OMD digitale non solo è una delle macchine fotografiche più belle (esteticamente parlando) che si fossero viste sino a quel momento: è un concentrato di tecnologia rinchiuso in un corpo tropicalizzato con caratteristiche che fanno a gara con le migliori reflex semi-pro sul mercato.
La OMD Em5 rivoluziona il concetto di fotografia digitale con una stabilizzazione inedita sul sensore in grado di compensare vibrazioni sui 5 assi, introduce un nuovo e prestante sensore da 16megapixel che surclassa il precedente per qualità ad alti ISO e una resa inedita per la tecnologia Micro4/3.
Si diceva che 12 megapixel sarebbe stato il limite massimo di risoluzione di questo formato, già dato prematuramente per morto. I fatti dimostrarono il contrario.
E’ la macchina del cambiamento e dell’inizio di una scalata al cuore di tantissimi appassionati che ritroveranno presto uno strumento perfetto per la loro fotografia. La macchina si lascia usare indifferentemente tramite display o tramite mirino; si scatta con tempi ritenuti impossibili fino a poco tempo prima; il fotografo è libero di muoversi ed esprimersi come mai prima d’ora.

Quello che la Em5 non fu in grado di fare del tutto fu traghettare tutta la “vecchia guardia” di utilizzatori (E-System) sul nuovo sistema: l’adattatore per le vecchie lenti permetteva di utilizzare le lenti E-System, ma i risultati in termini di autofocus non erano paragonabili a quelle progettate per il sistema nativo. Chi voleva una erede della E-5 dovette attendere ancora un po’.
La Em5 venne commercializzata in due colorazioni (black e silver) e con essa venne introdotto il nuovo ed originale Zuiko 12-50EZ, un obiettivo kit tropicalizzato in grado di diventare macro e dotato, anche, di zoom elettronico. La Em5 con il 12-50 EZ permetteva di scattare foto e video ovunque, con un peso davvero ridicolo. Per i più esigenti venne commercializzato un battery grip modulare che permetteva un grip ancora più efficace della macchina.

Il sistema micro4/3 decollò. La serie OMD, rispetto alla serie PEN, non aveva solo uno look fantastico, aveva anche tutta la tecnologia che serviva e non furono pochi i professionisti (almeno quelli di più larghe vedute) che iniziarono a comprendere i pregi della nuova tecnologia, che permetteva di ridurre drasticamente i pesi e gli ingombri dei propri corredi. Era nata la filosofia del “fotografa quello che vedi”, ossia la possibilità di scattare osservando in tempo reale esposizione, bilanciamento del bianco etc direttamente dal mirino, adesso non più opzionale. Ma era solo l’inizio.
Come qualsiasi prodotto vincente, anche la EM5 aveva qualche limite ma non venne sostituita in fretta, anzi! La OMD Em10, che le seguì fu una versione “lite” che migliorò leggermente l’ergonomia ma rimase inferiore alla sorellona sotto diversi aspetti (stabilizzatore 3 assi, assenza di tropicalizzazione).

 

La prima ammiraglia professionale viene lanciata nel 2013.

Ci volle la prima OMD-EM1, la professionale, per arrivare a considerare il sistema OMD un sistema completo adatto a tutti i tipo di fotografi. La OMD-EM1 rappresentò un miglioramento della EM5 sotto ogni punti di vista. Qualsiasi aspetto venne rivisto e ottimizzato, con in mente la sola idea di offrire un prodotto adatto a usi intensivi. Lo stabilizzatore, il mirino, l’autofocus. Tutto viene migliorato e potenziato e, questa volta, la compatibilità con le lenti del sistema E-system è soddisfacente (con apposito adattatore, ovviamente), perchè il sistema di messa a fuoco fu riprogettato completamente: viene introdotto l’AF Ibrido che caratterizzerà tutte le successive ammiraglie del sistema.
Assieme alla Em1 viene introdotta la linea di lenti PRO. Arriva lo Zuiko 12-40 Pro, la qualità di immagine è pari ai migliori zoom standard (24-70 f/2,8), che costavano circa il triplo. Molti professionisti, tra cui il sottoscritto, trovano uno strumento completo e pronto ad un uso professionale.

 

Come si vedrà, nel corso della storia recente del marchio e del sistema, le macchine della serie OMD appartenenti alla serie “5”, saranno quelle che porteranno le innovazioni tecnologiche maggiori, mentre quelle della serie 1, saranno quelle che spingeranno al massimo le caratteristiche, limeranno i difetti e sposteranno sempre più in alto l’asticella delle prestazioni per gli utenti professionisti e appassionanti che non cercano mezze misure.
Non scamperà al suo destino, infatti, la 4a macchina della serie OMD, ossia la EM5-Mark2 che avrà l’onere di introdurre novità di tutto rilievo. E’ la primavera del 2015 e la nuova rivoluzionaria OMD, arriva sul mercato. Per la prima volta, infatti, Olympus inizia a inserire “features” e caratteristiche interessanti anche per i videomaker. La stabilizzazione sul sensore, ulteriormente perfezionata, unitamente alle elevate capacità video FHD ne faranno la Olympus più amata dai videomaker, e in tal senso anche il display orientabile (non più tilt) non fa mistero delle nuove vocazioni della macchina.
Le novità più rilevanto in ambito fotografico sono però lo scatto in alta risoluzione, HiRes e il LiveTime: il primo, sfruttando i movimenti della stabilizzazione del sensore permette di ottenere uno scatto equivalente della risoluzione di 40 megapixel (utilizzando un cavalletto), rispetto ai nativi 16Mpx del sensore: il secondo è una tecnologia che rende le esposizioni notturne con fonti luminosi estremamente semplici da gestire (fuochi di artificio, ad esempio!).

La OMD Em5-Mark2 è uno dei più grandi successi commerciali di Olympus ed è, a distanza di diversi anni ancora apprezzata da tanti utenti. E’ la macchina più longeva a listino della casa nipponica ed è attualmente ancora in commercio.

Contemporaneamente alla evoluzione dei corpi segue una costante evoluzione delle lenti del sistema Micro 4/3 Olympus (senza conteggiare le lenti a marchio Lumix). Il parco ottiche cresce e copre qualsiasi focale ed esigenza fotografica. Si completa la “triade” di zoom professionali a luminosità costante f/2,8: dal super grandangolo 7-14 pro al tele 40-150pro e relativo moltiplicatore 1,4x, passando per un innovativo fisheye 8mm f1,8 (il più luminoso al mondo). Reportage, ritratto, eventi, street: tutti i generi fotografici sono ormai praticabili con corpi discreti a vedersi e prestazioni elevatissime unitamente a lenti di altissima qualità.

L’attuale line up di lenti professionali Zuiko per il Micro4/3

Come per la prima Em5, la mark2 fu seguita da una versione “lite, che ne condivideva sensore e altre caratteristiche (mirino, stabilizzatore 5 assi), la mitica Em10 Mark2, attualmente ancora una delle più apprezzate OMD in circolazione. La nuova Em10 mancava delle finiture professionali della sorella maggiore, dello scatto hi-res etc, ma offriva la stessa qualità di immagine ad un prezzo molto più aggressivo. La gamma di fotocamere OMD copriva adesso qualsiasi esigenza di prezzo e prestazioni.

Nonostante le numerose innovazioni, la disponibilità di lenti in grado di coprire qualsiasi esigenza, (nessun altro sistema mirrorless contemporaneo ha una tale disponibilità di lenti) c’era ancora un ambito in cui Olympus necessitava di fare un balzo avanti per convincere anche i più scettici che il Micro4/3 non era assolutamente un sistema secondario o da sottovalutare. Serviva un prodotto che riassumesse la filosofia del marchio, del sistema e allo stesso tempo lo innalzasse ai livelli delle prime della classe della concorrenza in termini di reattività e velocità dell’autofocus.

Dal primo sensore Micro4/3 da 12 megapixel, all’ultima versione da 16 della Em5 II si è assistito ad una vera e propria rivoluzione in termini di ergonomia, ottimizzazione dei comandi, interfaccia comandi etc. Olympus non ha mai fatto mistero del proprio amore per i dettagli, della cura e dell’attenzione verso il bello (e la PEN F ne rappresenta la massima incarnazione). Nessuna macchina Olympus ha mai voluto sfidare sul terreno dei benchmark la concorrenza, facendolo invece, senza grossi problemi all’atto pratico.
Olympus, con la serie OMD aveva lanciato una filosofia del “fare foto”. Detrattori e scettici vedevano e continuano a vedere solamente un sensore di dimensioni differenti, a loro modo di dire, “limitato”. Chi aveva iniziato ad utilizzare seriamente il prodotto vedeva chiaramente invece il disegno perseguito da Olympus: macchine fotografiche, strumenti, per fotografi moderni, liberi dalle catene dei vecchi standard e regole.

Sono passati a questo punto, quasi 8 anni dalla presentazione del sistema. Era ormai giunto il momento di mostrare i muscoli e convertire anche ai più scettici.

Nessun altro marchio nella storia recente della fotografia ha mostrato una attenzione e una filosofia verso il proprio prodotto come Olympus ha fatto in questi anni. Dopo il mancato successo della prima serie di macchine nel formato “quattroterzi” (E-System), la casa nipponica non ha sbagliato un colpo, andando a coprire in maniera graduale e sistematica tutte le esigenze dei propri clienti e potenziali tali, sia sotto il profilo delle fotocamere che delle lenti.
E non sbaglia anche con la loro macchina più importante, qualle che aprirà le porte del sistema anche a possessori di altri sistemi ben più noti e diffusi.

E’ la fine del 2016. Inizia la OMD Revolution. Arriva la nuova EM1.

[continua]

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