Stefano Teneggi

di Ugo Baldassarre

 

Micro 4/3 Italia è una comunità di fotografi appassionati e anche professionisti. In queste pagine andremo a scoprire, di tanto in tanto, chi sono gli autori più interessanti del gruppo, offrendo loro la possibilità di presentarsi e condividere un po’ della loro storia e delle loro migliori immagini.

 

Oggi facciamo due chiacchiere con Stefano Teneggi, utente di vecchia data del marchio Olympus e bravissimo fotografo sportivo (e non solo)

Ciao Stefano, grazie innanzi tutto di dedicarci un po’ del tuo tempo. Raccontaci un po’ di te, in generale, chi sei, cosa fai, cosa ti piace.

Ciao! Sono emiliano di nascita,  ma vivo a Rovigo. Ho una moglie meravigliosa e due figli, uno di 12 ed uno di 19. Ho passato gran parte della mia vita a riparare cose, elettriche, elettroniche e meccaniche.
In questo ultimo periodo collaboro con una rivista online, Polesinerugby.com, nella realizzazione dei contenuti multimediali, inerenti gli argomenti trattati. Il periodo Lavorativo non è dei migliori ma ci si adatta e si evolve coi tempi che corrono. Sono sempre stato appassionato di tecnologia, e nello specifico di micro elettronica e micro meccanica. Riparo quasi qualsiasi cosa mi capiti a tiro. Leggo, molto, vorace di libri di qualsiasi tipo, anche se prediligo gialli e il genere romanzesco portato avanti da Stefano Benni. Se mi appassiono ad una cosa, non mi sfuggirà nulla di essa, in ogni particolare, anche il più piccolo ed insignificante. In questi frangenti divento pignolo al limite della sopportazione. Ora è la fotografia ad assorbirmi per gran parte del tempo, sia quella sportiva che quella di ritratto o la “cosiddetta” Fashion.

Se sei qui, sei ovviamente un utilizzatore del sistema Micro 4/3. Quale è la caratteristica che ti piace di più nel sistema e quella che inizialmente ti ha convinto ad usare questa tecnologia.

Provengo dal 4/3 Olympus, quindi per me è stata un’evoluzione quasi naturale, indolore. Facevo già fotografia sportiva con la E400, poi con E30 e per ultima la E5. Altre di corredo o solo per “gioco” come la E1, che intendo riprendermi prima o poi. Il fatto di possedere già ottiche Top Pro mi ha portato a puntare subito sulla Olympus Omd EM1 mk1 dalla sua uscita nel 2013. Già nel 2014 avevo un corredo completo OMD pro, con doppio corpo EM1. Ceduto tutto il 4/3 ora continuo col m4/3, viste le qualità intrinseche che ha il sistema. Leggerezza, ergonomia, velocità di utilizzo e performance sono ottime ragioni per utilizzarlo in quasi tutti i settori. Ad oggi la Omd EM1 mk2 ha ancora margini di miglioramento solo mettendo mano al firmware.

Quando hai capito che la fotografia era importante per te?

Non nasco fotografo ma è una passione, seppur latente, che ho da sempre, dai tempi della Ferrania Eura arrivata in casa grazie ai punti Star. Quel “Ta-clac” mi ha sempre affascinato, ma non fu una cosa immediata. Ci sono voluti anni perchè mi ritrovassi con una mia macchina fotografica in mano. Intanto osservavo, mi documentavo, vedevo l’evolversi dei sistemi intorno a me, dalla pellicola 120 al 35mm, per poi arrivare al digitale a fine 2006. Con una Olympus E400. Sensore meraviglioso, Kodak CCD da 10 megapixel. Nel frattempo, mio figlio Edoardo, il piu grande, iniziò a calcare i campi di minirugby di mezza Italia. Cosi iniziai ad addentrarmi nel mondo della fotografia sportiva, con la copertura di interi eventi, a cui mio figlio partecipava. Investendo nel sistema 4/3 mi sono ritrovato con un discreto parco ottiche, che poi ho tenuto fino all’arrivo della serie pro nel m4/3. Ora seguo assiduamente il Rugby in Polesine, in quasi tutte le categorie, documentando per Polesinerguby il suo evolversi.
In futuro vorrei anche altro, con altri sport che non ho ancora coperto, sopratutto quelli automobilistici. Essendo nato a Modena, vicino a Maranello, credo sia un’aspirazione legittima, quasi genetica.

 

A cosa non rinunceresti mai nel tuo corredo?

Non ho una macchina preferita od una ottica preferita in particolare. Cerco sempre di adattare l’attrezzatura al momento, utilizzando ciò che ritengo più consono per le foto da fare. A livello di focali, sicuramente 35mm, il micro Zuiko 17f1,2 Pro infatti ha ridestato vecchi ricordi, quando a pellicola si usciva col 35, 50 e 130mm. Con una focale fissa si può dar sfogo alla propria fantasia pensando al da farsi, senza la comodità dello zoom, che però ho sempre in borsa. Mettiamola così: per una uscita fotografica, senza la premura del servizio da portare a casa, EM1 mk2, 17f1,2 Pro, il 12-40f2,8 Pro ed il 75f1,8 non possono mancar in borsa.

Raccontaci la foto più bella che hai scattato e quella più importante.

Bella o importante, non ho mai dato un target così importante ad una mia foto. Capita sempre più spesso che riprenda in mano vecchi scatti per svilupparli in maniera diversa e con nuove idee. Quindi è sempre un cantiere aperto il mio archivio. Se devo proprio scegliere direi uno scatto fatto tempo fa con una PEN-F ed il Panasonic 15mm f1,7 sul Ponte Alidosi a Castel del Rio (BO). Scatto, per me molto riuscito, ed importante perché confermava, che potevo scattare anche altro, oltre a trenta gentiluomini con una palla ovale.

 

E la foto più difficile….

Sicuramente le fotografie fatte alla semifinale di andata per la finale del campionato di Eccellenza di Rugby 2016-2017. Il tempo aveva tenuto fino a poco prima della partita. Venti minuti prima del fischio d’inizio inziò a piovere come si dice “a secchi rovesci”, sembravano mesi che non pioveva e doveva venire giù tutta in quel momento. Il problema è che, a parte 10 minuti durante i quali sembrava darci tregua, la pioggia andò avanti per tutta la partita e oltre. Le macchine, una OMD EM1 mk1 ed una OMD EM1 mk2, senza copertura, entrambe al mio fianco, una per lato, non mollarono mai, e le ottiche, il micro Zuiko 40-150F2,8 Pro ed il micro Zuiko 300f4 Pro nemmeno. A casa un bella asciugata con dei panni poi una notte davanti al deumidificatore, come nuove. I problemi sorsero però perché la quantità di pioggia sporcò le lenti frontali, prima dei filtri di protezione che tolsi per eccesso di condensa, e a forza di asciugarle faticavo sia a mettere a fuoco che vedere bene.

 

 

E quella che non sei ancora riuscito a fare.

Non ne ho la più pallida idea, devo essere sincero. Conoscendomi forse vorrei partecipare come fotografo, ovviamente, ad una gara del WRC (Worl Rally Car), una di Formula Uno, e ad una partita di Four Nation degli All Blacks. Ma forse credo ripiegherò su gare storiche, dove corrono le auto che mi hanno fatto sognare da ragazzo, e sulla Nazionale Italiana di Rugby.

La fotografia sportiva è spesso vista come priva di creatività, come quasi un atto meccanico in cui il fotografo è solo un esecutore con la sua attrezzatura. Demoliamo questa credenza?

Ad essere sinceri si rischia di diventare “automatici”, figli della consuetudine dello scatto da portare a casa. Dieci scatti ed il servizio è pronto. Però se ami quello che fai, in quei dieci scatti ci metti del tuo, la tua personalità, il rispetto e l’amore per lo sport che stai riprendendo. Il fotografo sportivo, o meglio il buon Fotografo, conosce già cosa va a fotografare, lo ha già nella sua rubrica da tempo, lo ha già seguito, si è già documentato, ne conoscerà i tempi di esecuzione e le finalità. La fatalità della buona foto, perché si era li per caso, capita rarissimamente, il più delle volte lo scatto è già nella testa del Fotografo, che brama il tempo, il momento in cui accadrà ciò. È come un pescatore o un cacciatore, deve solo avere pazienza e riprovare.

Speculiamo un pò sulla prossima macchina Olympus. Ormai si rincorrono notizie più o meno confermate e pare che potrebbe essere proprio la macchina da sogno per un fotografo sportivo.
Come dovrebbe essere la nuova ammiraglia top-class secondo la tua esperienza, cioè cosa dovrebbe davvero avere in più

Rispetto alla Omd EM1 mark2, non molto a dire la verità. Siamo a livelli veramente alti, e affinare o raddoppiare le performance come hanno promesso, sarà un altro salto evolutivo, come giusto che ci sia dopo tre anni. Visto le già notevoli peculiarità dell’attuale ammiraglia Olympus, mi aspetto una precisione maggiore nella messa a fuoco a più punti, più secca, più mirata al soggetto inquadrato, un sistema ibrido che inglobi le migliori performance della messa a fuoco a fase, Reflex, e delle mirroless con la messa a fuoco a contrasto. Quest’ultimo, è diventato, il riferimento per la maggior parte delle case costruttrici. In AF a contrasto si ha una precisione impensabile prima dell’avvento delle mirroless. Questa precisione però può diventare il tallone d’Achille del sistema se non lo si riesce a domare a dovere. Spero che ancora una volta Olympus mi stupisca come ha sempre fatto quando ha innovato dove sembrava non ci fosse più nulla da migliorare.

Anche sul versante lenti lunghe si attendono novità. Se potessi poter dare un consiglio ad Olympus, che lente top-pro ti piacerebbe vedere in versione M43?

A livello di Top-Pro devo dire la verità, rivedere in riedizione in m4/3, dei Top Pro 4/3 35-100f2 e del 90-250f2,8 sarebbe una chimera. Però se si vogliono contenere pesi e costi di certo Olympus non li produrrà mai. Sarebbero ancora enormi e ad un budget altissimo. Per cui aspetto con ansia il 150-400f4 di cui si parla in rete sempre più insistentemente, magari un 500f4 e sogno un 100f1,2 moltiplicabile, ovviamente tutti tropicalizzati.

 

Potete seguire Stefano e tutti gli altri autori di Micro4/3 Italia iscrivendovi al nostro gruppo Facebook.

Commenti all'articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

2 × tre =