Di Monia Menichilli
Fan Ho nato a Shangai nel 1931 e cresciuto a Canton nel sud della Cina si trasferisce ad Hong Kong con la sua famiglia nel 1949.
Fan Ho vive una famiglia agiata, il padre era un commerciante che aveva aperto una tipografia appena trasferitosi in città e, per il suo quattordicesimo compleanno, gli regala una Rolleiflex, una fotocamera reflex bioottica, dalla quale non si separerà per il resto della sua vita il giovane ragazzo si appasiona da subito alla fotografia, la sua attrazione per i mercati, la vita urbana, gli abitanti di Hong Kong hanno contribuito a documentare la nascita di una città che negli anni 50 si apprestava a divenire una metropoli.
Fan Ho ha lavorato anche nel cinema in qualità di attore e di regista, tre dei suoi film hanno fatto parte delle selezione ufficiale dei festival di Cannes, Berlino e san Francisco.
La sua famiglia di trasferisce a San Jose nel 1979, lui la raggiunge nel 1996 dopo aver abbandonato il mondo del cinema.

Fan Ho espone per la prima volta nella Galleria Modernbook di Palo Alto in California nel 2000.
Fan Ho muore a San Jose all’età di 85 anni a causa di una polmonite.
Vincitore di quasi 300 premi di fotografia, nazionali e internazionali, il fotografo cinese ha continuato, durante tutto l’arco della sua vita, la sua ricerca fotografica. I suoi lavori fanno parte di diverse collezioni private e pubbliche quali il M + Museum di Hong Kong, la Bibliothèque National de Francedi Parigi e il San Francisco Museum of Modern Art .
il suo scatto piu famoso “approching shadow” e’ stato battuto all’asta per 48.000 USD.
Fan Ho è stato uno dei fotografi asiatici più influenti del ventesimo secolo soprannominato “il grande maestro”.
La fotografia di Fan Ho
Le fotografie di Fan Ho sono fatte di luci e ombre, di contrasti , di geometrie e prospettive che conducono l’occhio ad entrare in un mondo quasi surreale. Scatta principalmente la mattina presto o la sera per avere ombre più lunghe e creare una certa dinamicità nell’immagine, prediligendo il bianco e nero. Hong Kong viene mostrata come una città vuota dove i singoli soggetti sono il centro della scena rendendoli attori di palcoscenico invisibile. I suo scatti sono scene di un film in cui la vita reale si trasforma in qualcosa di incantevolmente astratto.
Alcune delle sue citazioni
«Vedo la strada come un Teatro Vivente (Living Theater). È anche il titolo del mio libro; Aspetto che gli attori entrino ai loro posti»
e ancora
«Credo che la tecnica non sia troppo importante. È più importante usare i tuoi occhi, la mente e il cuore. La tecnica è qualche cosa che ognuno può fare. Se vuoi portare la tua fotografia ad un livello più elevato devi raccontare qualche cosa. Muovi qualche cosa. Dovete sentirlo quando fate fotografie e ciò vi porterà ad livello più alto. La fotografia deve essere inquietante e deve valer la pena di esser ricordata.»
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