a cura di Ugo Baldassarre
Laowa Venus Optics continua a credere (e come darle torto?) nel formato MFT e il nuovo Laowa Argus 18mm f/0,95 APO ne è l’ennesima conferma. Il produttore cinese fornisce da anni alternative di elevatissima qualità in diversi – ma specifici – range di focali unendo qualità costruttiva, elevata qualità ottica e prezzi molto interessanti.
Il nuovo Laowa della famiglia Argus non fa differenze e si insedia prepotentemente in un nutrito gruppo di competitors senza timore di sfigurare dinanzi a sfidanti ben più noti e costosi.
Qualche mese fa avevo già avuto il piacere di occuparmi del test dell’ Argus 25mm f/,95 APO che era stato il capostipite della serie in formato MFT. L’impressione di avere tra le mani un capolavoro ottico e meccanico fu presente sin dal primo contatto e la storia si è ripetuta nuovamente con questo nuovo modello, di focale più ampia, nonostante dunque la ancora più complessa costruzione ottica.
Costruire lenti nitide e ben corrette è sempre un impegno di progettazione non indifferente e la difficoltà aumenta al diminuire della focale che si sta realizzando: più si va verso le focali grandangolari e maggiori sono i problemi di distorsione, aberrazioni cromatiche, resistenza al controluce e di nitidezza che i progettisti devono tenere sotto controllo.
Le moderne lenti create ad hoc per i vari sistemi digitali si avvantaggiano di correzioni automatiche che vengono applicate già; questo non avviene nelle lenti prive di elettronica, come in questo caso, perchè l’Argus 18mm f/0,95 APO è una lente completamente manuale.
Questo aspetto non andrà assolutamente trascurato nel mio giudizio finale perchè darà proprio il quadro della qualità finale di questa lente che potrei definire senza trucco e senza inganno.

18mm nel mondo Micro4/3 significano circa 36mm in quello del formato di riferimento fotografico, pertanto stiamo parlando di un normale per eccellenza, un 35mm equivalente in grado di soddisfare innumerevoli necessità fotografiche che spaziano dal ritratto ambientato alla documentazione, dalla street photography alla paesaggistica senza dimenticare la fotografia di architettura.
Dopo qualche giorno di utilizzo posso sicuramente affermare che l’Argus 18mm non teme nessuno di questi ambiti, anzi.

Qualità ottica e costruttiva sono di altissimo livello: la sensazione di metallo e vetro tra le mani risveglia antichi piaceri di uso (almeno per chi ha avuto il piacere di maneggiare corredi analogici anni 70-80): il peso è considerevole ma contribuisce a dare un senso di qualità innegabile già al tatto. La ghiera della messa a fuoco si muove fluida e precisa mentre quella dei diaframmi guadagna, in questa nuova incarnazione, il poter scorrere liberamente (click-less) o in modalità classica con lo scatto su ogni diaframma (max f/11). E’ questa una aggiunta che farà la gioia dei videomaker senza scontentare i fotografi: spostando l’apposito switch infatti si attiva o disinserisce il click in modo da utilizzare come più opportuno la ghiera delle aperture.
La qualità di immagine è assolutamente impressionante. Già f/0,95 la nitidezza è spaventosa e grazie alla PDC generata dal sensore in formato Micro4/3 risulta una opzione utilizzabile nell’uso pratico e non solo sulla carta: diaframmando un po’ i risultati diventano davvero incredibili sotto tutti i punti di vista.
Un aspetto molto interessante di questi Argus è sicuramente il carattere che li contraddistingue e che, a mio parere, non andrebbe alterato con eccessivi interventi di post-produzione: colore, contrasto, nitidezza sono riportati sul sensore con una personalità davvero unica e credo che questo dovrebbe essere un parametro fondamentale da tenere in conto nell’acquisto di una lente così.
I risultati sono ancora più impressionanti se si tiene conto, come già detto, dell’assenza di qualsiasi tipo di comunicazione elettronica con il body: tutto quello che arriva sul nostro sensore è solo ed unicamente frutto dello schema ottico e della nostra capacità di fotografare (e non è una cosa da poco, in questi tempi dominati dall’elettronica).

Grazie alla possibilità di zoomare l’area di focus direttamente nel mirino EVF e la possibilità di utilizzare tranquillamente il focus peaking (che è attivabile anche senza elettronica di comunicazione), l’uso di questa lente è decisamente godibile su tutti i corpi macchina: utilizzata sulla mia OM1, l’esperienza però è stata davvero molto vicina a quella di una classica macchina fotografica completamente manuale: il mirino da 5k della OM-1 permette infatti una visione perfetta anche senza ricorrere ad ingrandimenti o colorazione dei picchi, aumentando l’immediatezza d’uso e il divertimento.

Qualche difetto quindi c’è, ovviamente, ma tenendo conto della tipologia del prodotto e la destinazione d’uso credo che siano più da considerarsi come caratteristiche che altro. Il peso, come già detto, è considerevole e questo è un parametro che nel mondo MFT è particolarmente importante ; tuttavia chi sceglie una lente come questa impostata a questa maniera non sta cercando una lente nella norma, pertanto deve essere disposto ad accettare tutta l’esperienza d’uso che ne consegue.
Focali intorno al 35mm non ne mancano davvero, e sono tutte di ottima fattura, pertanto credo che sia anche fuori luogo pretendere un doppione di qualcosa che esiste già (tra l’altro Laowa produce già un fantastico 17mm f/1,8 manuale sempre per MFT). Se lo Zuiko 17mm f/1,2 Pro rappresenta l’eccellenza ottica e di prestazioni in questo tipo di focale, il Laowa detiene il premio per quanto riguarda divertimento e soddisfazione d’uso.
La vignettatura che si avverte (è abbastanza evidente) alle aperture massime e che pian piano scompare chiudendo il diaframma è difficilmente evitabile su una lente di questa fattura e con tali valori di diaframma ma credo che sia più corretto considerarla una caratteristica che un difetto.
Come dicevo in precedenza, infatti, l’Argus è in grado di creare immagini dal tono e dal look unici, pertanto ritengo che possa essere preso in considerazione anche se già in possesso dei campioni indiscussi della categoria. Questo 18mm infatti unisce la piacevolezza e il divertimento d’uso di una lente vintage a performance di assoluta eccellenza restituendo quindi un risultato unico, riconoscibile, come fosse un marchio di fabbrica.
Se il 25mm Argus vi sembrava un po’ “stretto” adesso non ci sono più scuse per non possedere uno di questi campione del low light.
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