Viaggio in Basilicata – Parte 1

Fotografie di Ugo Baldassarre e Giulio Paravani
Testo di Ugo Baldassarre

Torniamo ad affrontare il tema del viaggio con una nuova serie di articoli ed immagini realizzate in occasione del recente Viaggio in Basilicata  (in collaborazione con Polyphoto SPA) che ho intrapreso questa volta in buona compagnia: è stato quindi un momento non solo di esplorazione ma anche di crescita e di confronto da cui è scaturito un grande divertimento che spero di poter condividere con tutti voi.
Il motivo della scelta di continuare a parlare ancora di questo (bellissimo) territorio è presto detto: è un luogo con cui ho forti legami e quindi esercita su di me una forte attrazione e, cosa non certo meno importante, offre innumerevoli spunti fotografici, per tutti i gusti.  Con noi il meglio della tecnologia OM System.
E allora, partiamo! 

Scopo di questa tre giorni, prima di tutto, non era quello di andare a fare fotografie; non era un classico viaggio fotografico pertanto né io né Giulio abbiamo mai anteposto la ricerca dello scatto all’esplorazione e alla voglia di conoscere posti e persone nuove. L’avventura è durata un weekend lungo (complice il ponte festivo di Maggio) ma tanto è bastato per vivere tra intensi giorni davvero intensi e ricchi di spunti e situazioni.
E’ con questo spirito di curiosità ed avventura che ci siamo messi in viaggio da Roma poco prima dell’alba per arrivare nella prima mattina del sabato in Basilicata, pronti ad iniziare il nostro giro.  

 

Le tappe del primo giorno sono state pianificate in modo da essere allo stesso tempo sia zone di interesse sia anche comode logisticamente, in modo da non dover percorrere ulteriore strada dopo un giorno di viaggio e poter arrivare, alla sera, al “campo base” nei pressi di Altamura.
Il giro prevedeva una visita ai Laghi di Monticchio e al vicino borgo di Rionero in Vulture per poi proseguire verso Pietragalla, tutte località della provincia di Potenza.

Il bello di muoversi leggeri, in auto e senza particolari programmi è quello di poter variare o cambiare programma senza grossi problemi: un piccolo paese ci ha fatto l’occhiolino dall’alto del suo colle e vista l’ora adatta ad una buona colazione, è diventato la nostra prima tappa: Barile (PZ). 

Barile, PZ. da questo piccolo paese inizia la nostra tre giorni in Basilicata

“Qui non c’è niente da vedere” ci hanno ripetuto diverse volte alcuni abitanti mentre ci vedevano intenti a gironzolare e guardarci intorno con fare curioso e con le nostre macchine fotografiche a portata di mano. Effettivamente da un punto di vista turistico non ci sarebbe nessun particolare interesse nel visitare un paese privo di attrattiva come questo, o forse no? Cosa rende davvero interessante un posto?
Qualsiasi posto offre spunti interessanti se si ha la giusta curiosità e voglia di esplorare. Noi ci siamo stupiti nel vedere (e sentire!), nella piazza principale del paese, un gatto mettere in fuga un cane almeno 6 volte più grosso; abbiamo fatto qualche chiacchiera con un simpatico signore che si è improvvisato a nostra guida turistica indicandoci alcuni luoghi interessanti e ascoltato le parole della signora Raffaella che ci ha raccontato la storia del palazzo Caracciolo e dei suoi abitanti vecchi e nuovi, dei briganti e non abbiamo mancato di tenere le orecchie tese per carpire qualche chiacchiera nel bar! Barile trascorre le sue giornate in tranquillità, baciato da un sole caldo e luminosissimo, attirando principalmente appassionati di vini come l’ Aglianico del Vulture di cui è grossa produttrice e la Via delle Cantine è abbastanza eloquente a tal proposito.

Rionero in Vulture è un centro urbano più consistente rispetto alla piccola realtà di Barile. Lo attraversiamo velocemente per dirigerci ai laghi con l’intenzione di tornarci poi al momento della pausa pranzo.
I Laghi di Monticchio (sono due) hanno origine vulcanica e si trovano infatti proprio nel cratere del Vulture. Rappresentano una zona di alto interesse naturalistico ma anche una meta perfetta per gite o escursioni leggere essendo attrezzati per ogni esigenza turistica. Abbiamo lasciato l’automobile e ci siamo addentrati nella natura.

Il mio equipaggiamento, per questa parte del viaggio, era diviso per due tipi di approcci: la OM-5 con le lenti “classiche” fisse dal 12 al 45mm per fotografia di reportage/street/ritratto e la OM-1 con l’ 8-25 Pro per panoramiche più estese. Ho utilizzato una tracolla fotografica, notoriamente non proprio la miglior soluzione per spostamenti, ma devo ammettere che il peso della attrezzatura è stato davvero irrisorio e ho avuto la comodità di avere tutto a portata di mano in ogni situazione.
La OM-1 con lo Zuiko 8-25 PRO era riposta nella borsa ed estratta a necessità, mentre la OM-5 era sempre a portata di mano con la comoda Black Rapid o semplicemente tenuta in mano. 

Rionero in Vulture – come tutti i centri urbani della zona, durante la pausa pranzo assume un’aria quasi deserta.

Per il pranzo, come da intenti iniziali, ci siamo spostati a Rionero in Vulture ma non avevamo tenuto conto del fatto che stavamo arrivando nella “zona morta”, ossia quel lungo orario di chiusura delle attività commerciali che va dalle 13,00 alle 16,30/17,00 (si usa così da queste parti) trovandoci quindi in un paese semi-fantasma (anche se interessante, a dirla tutta, fotograficamente parlando). Trovato per tempo un panificio che stava per chiudere siamo riusciti a consumare un rapidissimo pasto per poi ripartire all’esplorazione del centro storico. E stato qui che, gironzolando senza una meta precisa, ci siamo imbattuti in un invitante atrio di un palazzo nobiliare (Palazzo Colonna) attirati principalmente da una luce bellissima che filtrava da un lucernario: qui abbiamo conosciuto il sig. Domenico, intendo nella sua attività di recupero del palazzo e che, dopo un’ iniziale titubanza, ci ha raccontato la vita e la storia non solo dell’edificio ma anche di tutti i suoi proprietari. Abbiamo potuto ammirare opere di grande ingegno costruttivo e le antiche fortificazioni a difesa del palazzo dai briganti, come i fori per le baionette per sparare senza essere colpiti. L’intero palazzo era stato concepito come un rifugio-fortezza in caso di attacco con tutta una serie di stratagemmi per rendere complessa l’invasione dall’esterno.
Domenico è stato un fiume in piena; come tante altre persone incontrate in questo viaggio e nei precedenti, aspettava solo l’occasione giusta per lasciarsi andare e io e Giulio siamo stati una ottima platea.  

Ultima tappa della giornata è stata Pietragalla, altro comune del potentino, che sorge in altura (caratteristica comune a tantissimi altri comuni lucani), la cui principale attrattiva è costituita dal complesso del Parco urbano dei Palmenti, piccole costruzioni ipogee dedicate alla produzione del vino. Pur non essendo l’unico sito lucano con queste costruzioni, Pietragalla ne rappresenta l’esempio più famoso e rinomato, grazie anche alla rapida diffusione delle immagini sul web, questo piccolo angolo del paese si è conquistato molti estimatori incuriositi dalla particolare struttura del posto che lo fa sembrare un villaggio fiabesco abitato da esseri fantastici. 

Il Parco urbano dei Palmenti di Pietragalla (PZ)

Nella realtà, i Palmenti, avevano un uso pratico molto semplice: erano utilizzati per produrre e conservare il vino (e a questo scopo molte vengono ancora utilizzate ancora oggi). Alcune di queste piccole costruzioni erano completamente accessibili ed è stato quindi possibile esplorarle internamente: presentano piccoli spazi suddivisi in vasche per la spremitura e la macinazione, principalmente del vino.

Volgendo lo sguardo dalla parte opposta era visibile Acerenza e il bacino dell’omonimo lago.
La suggestiva parte finale del tragitto che ci avrebbe portato oltre il confine di regione, in Puglia, ci ha “costretto” a fermarci in almeno due occasioni, offrendoci un bello scorcio di Oppido Lucano e affascinandoci con la sua quasi totale assenza di opere umane nelle sterminate distese verdi che si estendono a perdita d’occhio.
Man mano che ci si avvicina ad Irsina (MT) e a Gravina in Puglia (BA) le alture infatti si livellano sempre più prima di iniziare a lasciare spazio ad un territorio nuovo, completamente differente, come è quello della Murgia (che ci attendeva per la notte e per tutto il giorno seguente).

[continua – clicca qui per la seconda parte]

 

Attrezzatura:

Ugo Baldassarre 
OM System OM-5 e OM-1
Zuiko 8-25mm Pro f/4, Zuiko 12mm f/2,0, Zuiko 45mm f/1,8,  Zuiko 20mm f/1,4 Pro, Zuiko 40-150 F/4 Pro

Giulio Paravani 
OM System OM-1
Zuiko 7-14mm f/2,8 Pro, Zuiko 12-40mm f/2,8 Pro, Zuiko 25mm f/1,2 Pro, Zuiko 40-150mm f/2,8 Pro, Zuiko 75mm f/1,8

Schede di memoria Angelbird V60 MK II

Si ringrazia Polyphoto SPA per il supporto all’iniziativa.

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