Testo di Ugo Baldassarre
Fotografie di Ugo Baldassarre e Giulio Paravani
Archiviato con grande soddisfazione il primo dei tre giorni previsti, era arrivato il momento di dedicarci al giorno con il programma più faticoso visto che prevedeva parecchia esplorazione a piedi. Dei tre giorni sul campo, la domenica, era infatti l’unica data che ci dava la possibilità di svegliare riposati e poter recuperare, alla sera, con una bella dormita, opzioni che invece il giorno successivo non avrebbe offerto dato che sia io che Giulio avremmo ripreso la strada di casa, in maniera autonoma, in serata.
Matera è sicuramente il simbolo più potente della Basilicata, almeno agli occhi del mondo, tuttavia, in questa occasione, avevamo deciso di non cadere nel clichè dei Sassi e di esplorare invece la parte più esterna, quella che si ammira come panorama mentre si passeggia nei Sassi: il Parco della Murgia materana.
Contrariamente al giorno precedente il meteo era un po’ incerto e nuvoloso: se da un lato questo fotograficamente significava colori spenti e poco contrasto dal lato esplorativo era un grande vantaggio perchè non ci sarebbe stato troppo caldo e soprattutto non ci sarebbe stata troppa gente in giro.

Per le 11.00 era in programma un piccolo meeting per un saluto, con appuntamento in centro città, con altri amici di Micro4/3 Italia, residenti in zona; ci siamo mossi con largo anticipo e di buon ora quindi per poter seguire il programma prestabilito senza incorrere in ritardi..
Fino a qualche mese fa era possibile arrivare con i proprio veicoli fino al grande piazzale panoramico sulla altura che si staglia proprio dinanzi ai Sassi di Matera; ora è obbligatorio lasciare i propri veicoli in una apposita area del centro visite del Parco e proseguire a piedi: il sentieri è comodissimo, reso addirittura ciclabile con tanto di pista.

Per la mattinata avevamo previsto questa forma di trekking leggero tra le asperità della collina materana, le sue enormi rocce e i tanti segreti che vi si nascondono.
Abbiamo lasciato la strada principale per imboccare uno dei tanti sentieri tracciati quasi subito, trovandoci nei pressi di una interessante costruzione che esternamente sembrava solo un riparo per animali (una specie di piccolo iazzo) ma che si è rivelata essere invece una antica chiesa rupestre.
E’ stato qui che abbiamo conosciuto il Sig. Gerolamo, guardia del Parco e impegnato in quel giorno anche a fare da custode e guida alla chiesa, che non si è risparmiato in chiacchiere e racconti.
La passeggiata è proseguita tra spettacolari sali-scendi e intricati e scivolosi percorsi fino a raggiungere il punto più panoramico e poter godere della straordinaria visione della città vecchia, i Sassi di Matera.
La seconda parte della mattinata si è svolta nel centro città, in compagnia di diversi amici che ci hanno raggiunto e con cu abbiamo fatto tante chiacchiere e un giretto per il centro di Matera: è stata l’occasione per parlare di fotografia, delle macchine fotografiche che stavamo utilizzando, dare qualche informazione ma soprattutto condividere passione.

Per l’ora di pranzo la compagnia si è sciolta e io e Giulio ci siamo diretti verso la nostra tappa successiva: Ginosa e la sua gravina.
Ai più attenti non sfuggirà il fatto che Ginosa non è un comune della Basilicata ma per continuità di territorio con il Parco della Murgia materana e l’estrema vicinanza a Matera abbiamo deciso di inserirlo nel nostro itinerario in virtù anche della tipologia di esplorazione che avremmo effettuato.

La Gravina di Ginosa, infatti, al pari dei più noti Sassi di Matera è un complesso antichissimo di insediamenti che si sviluppa nel canyon scavato dall’acqua. Qui il centro abitato antico è completamente distrutto e si può accedere ed esplorare liberamente tutta la zona camminando sul letto prosciugato del corso d’acqua.
A Ginosa erano giorni di festa patronale per cui molte vie erano inaccessibili con l’automobile: anche qui abbiamo lasciato il nostro veicolo un po’ distante e abbiamo raggiunto la nostra meta a piedi: ad un certo punto, ignorando le indicazioni di Google Maps ci siamo lasciati guidare dall’istinto, ispirati da un cavallo e da un gruppo di capre, tagliando di netto il percorso in discesa e ritrovandoci esattamente dove volevamo, nell’ex greto del torrente, nel cuore della Gravina di Ginosa. Dopo due chiacchiere con Peppino e la sua nipotina, abbiamo iniziato la nostra passeggiata. La location, come da aspettative, è risultata davvero unica: un vero paradiso per gli amanti dell’esplorazione urbana e dei paesi fantasma. Seguendo il percorso siamo arrivati alla base della Chiesa e da qui siamo potuti risalire in centro città. La sensazione che abbiamo provato, costretti a guardare verso l’alto le varie strutture che ci circondavano, immerse parzialmente nella vegetazione, è stata quella di essere finiti su un altro pianeta o di essere stati catapultati in un futuro post-atomico, visto tante volte in molti film e videogames di fantascienza.

Il contapassi segnava oltre 10km percorsi anche oggi, tra saliscendi e sentieri sconnessi e così anche la seconda giornata, è giunta alla fine, trovando la degna conclusione con un buon arrosto misto di carne .
Il terzo ed ultimo giorno sarebbe dovuto essere un momento di ulteriore esplorazione nei dintorni di Matera, partendo dal paese di Montescaglioso (MT) per concludersi nella zona dei calanchi ma le condizioni meteo non hanno permesso il completo svolgimento del programma permettendoci solo una veloce toccata e fuga prima di trovare scampo e riparo in un bar.

Nonostante l’ultima parte del giro sia stata un po’ compromessa dal meteo e dalle piogge incessanti anche questa breve esperienza di viaggio è stata illuminante e ogni fotografia fatta ci farà ricordare luoghi, persone, odori, situazioni vissute ad iniziare dalle interminabili chiacchierate che hanno reso ancor più piacevole il tutto.
Viaggiare è sempre bellissimo, conoscere posti nuovi, anche a pochi km da casa, è una esperienza di cui non ci si dovrebbe mai privare.
E quando l’attrezzatura fotografica è così comoda e versatile anche fare fotografia diventa davvero irrinunciabile.

Attrezzatura:
Ugo Baldassarre
OM System OM-5 e OM-1
Zuiko 8-25mm Pro f/4, Zuiko 12mm f/2,0, Zuiko 45mm f/1,8, Zuiko 20mm f/1,4 Pro, Zuiko 40-150 F/4 Pro
Giulio Paravani
OM System OM-1
Zuiko 7-14mm f/2,8 Pro, Zuiko 12-40mm f/2,8 Pro, Zuiko 25mm f/1,2 Pro, Zuiko 40-150mm f/2,8 Pro, Zuiko 75mm f/1,8
Schede di memoria Angelbird V60 MK II

Si ringrazia Polyphoto SPA per il supporto all’iniziativa.



































