Ritratto in esterna con OM-1

Testo e foto di Ugo Baldassarre

Nonostante OMDS spinga le vendite – a ragione – della propia OM-1 proponendola come strumento perfetto per fotografia wildlife, oggi vi voglio raccontare di come l’ammiraglia OM System sia una macchina davvero fantastica anche nell’ambito della ritrattistica, offrendo un perfetto mix di qualità, comodità e precisione operativa e fornendo subito files pronti all’uso semplificando molto la vita del fotografo, o perlomeno la mia. 

NOTA IMPORTANTE: Le foto a corredo di questo articolo sono Jpeg ottenuti dagli ORF della OM-1 senza alcuna postproduzione specifica  e non rappresentano pertanto il risultato finale dei servizi fotografici realizzati. 

Nel corso di questa estate, circondato ed ispirato dalla splendida cornice del Parco Nazionale della Murgia, sto realizzando alcuni servizi di ritratto ambientato e in questo articolo vi voglio proprio parlare di questa esperienza con la mia OM-1 e dei risultati sempre eccellenti ottenuti. 


Per lavoro e per diletto pratico ritratto fotografico da ormai diversi anni: sia che scatti su commissione per qualche cliente (incarico professionale) sia che segue una mia personale ispirazione (diletto) ho sempre ottenuto risultati di altissimo livello utilizzando fotocamere Olympus; non starò quindi ora qui a scrivere di quanto abbia assoluto bisogno dell’ultimo ritrovato tecnologico per fare le mie fotografie e svolgere correttamente il mio lavoro.
Tuttavia non posso neanche negare che l’avanzare della tecnologia mi ha messo a disposizione funzioni sempre più avanzate e maggiori comodità operative che semplificano e migliorano l’esperienza e l’approccio al proprio soggetto (che poi è il vero fulcro del lavoro del ritrattista) e di conseguenza anche il risultato che si concretizza, molto più facilmente. 

In particolar modo il riconoscimento del viso-occhi, grazie al nuovo sistema di punti AF e la velocità operativa del sensore stacked, è diventato davvero efficiente con una precisione ed una affidabilità molto superiore rispetto ai pur molto buoni risultati della generazione precedente (E-M1 III & OM-5). Almeno per quanto riguata il mio genere di fotografia ritrattistica, il modo in cui sono solito dirigere i miei soggetti e tutto lo svolgimento del set, l’algoritmo funziona in maniera impeccabile. 

Nel ritratto ambientato, inoltre, è fondamentale la scelta del “terreno di gioco” perché bisogna tenere conto di tante variabili e condizioni ambientali e questo è ancora più vero se prendiamo in esame la situazione in cui mi trovo ad operare in questi giorni, fuori dal mio contesto abituale e in egual modo diventa di fondamentale importanza che la mia attrezzatura risulti comoda, efficiente e facilmente trasportabile per non essere di intralcio a spostamenti e/o imprevisti logistici.
La OM-1 ha tutte le caratteristiche elencate ed inoltre vanta un’ efficienza operativa molto elevata, non temendo alcuna condizione atmosferica e questa è una sicurezza in più quando opero in un ambiente “selvaggio” come la campagna pugliese. Neanche l’elevata temperatura ambientale di questa torrida estate ha infatti messo in crisi il corretto funzionamento della OM-1 che non è mai andata in blocco per surriscaldamento o mostrato altre anomalie operative.
In una borsa di dimensioni medio-piccole riesco ad avere tutto il necessario per la mia sessione (12-40pro, 45mm pro, 75mm, un flash Godox V860 III); a tal proposito porgo l’attenzione sul fatto che sto facendo un ampio uso dello Zuiko 12-40 Pro f/2.8 che ha una resa davvero eccellente anche in questo ambito fotografico e che resta la lente in assoluto più versatile del sistema (penso che mi procurerò a breve anche la nuova versione MK II targata OM System).  

 

Parlando di ripresa vera e propria, spazio a disposizione permettendo, tendo ad utilizzare il treppiede (e anche questo approccio si avvantaggia del peso light del corredo OM System poiché mi permette di utilizzare tripod più compatti e leggeri e facili da trasportare) per tenere sotto controllo inquadratura e questo mi da un grosso vantaggio nell’essere completamente concentrato a gestire la posa della mia modella; tuttavial’uso di questo accessorio non sempre è possibile e in spazi ridotti (o per necessità di far fluire in maniera più dinamica la sessione) passo alla classica modalità di scatto a mano libera, impugnando la fotocamera: in questa modalità d’uso lo stabilizzatore integrato (incredibile) è un aiuto davvero eccezionale, permettendomi di tenere la fotocamera in maniera molto più anticonvenzionale, quasi come una fotocamera a pozzetto. Anche in questa configurazione il riconoscimento del viso funziona in maniera eccellente, con una percentuale di scatti a fuoco vicinissima al 100%: gli unici momenti in cui ho avuto qualche scatto sfuocato sono stati quelli in cui qualcosa si è interposto tra il viso e la lente, come negli scatti effettuati tra arbusti e fogliame per ottenere un effetto più pittorico ed artistico.
Ultima caratteristica, ma non per importanza, che voglio elogiare è la reattività pressoché perfetta del tasto di scatto che è una caratteristica per me irrinunciabile per non perdere mai l’attimo perfetto.  

 

Il salvataggio dei miei file è sempre impostato su RAW+Jpeg; a maggior ragione in questo frangente estivo in cui non posso fare affidamento sulla mia abituale workstation di lavoro e necessito quindi di poter visualizzare un risultato finito, immediatamente; utilizzo impostazioni colore solo molto neutre (profilo Natural e WB automatico con ISO manuali tra i 200 e gli 800) e i risultati dei Jpeg sono perfetti, sia come bilanciamento colori che come resa generale. Sono perfetti come anteprima del servizio e sufficientemente “leggeri” da non mettere in crisi l’hardware da viaggio.
Quando dovrò finalizzare definitivamente il mio lavoro partirò però sempre dallo sviluppo del RAW (Orf) che, al pari del Jpeg, è sempre perfettamente bilanciato ed offre un punto di partenza già molto buono per applicare il mio (semplice) workflow di post-produzione, ma mi offre più margine di manovra su qualche importante parametro. 

Insomma, adoro utilizzare la mia OM-1 per fare ritratto, soprattutto in esterno, dove a mio avviso dà davvero il meglio di sé.

 

Modelle:


Marika Summo
Tanya Capodiferro
Marika Mangiatordi  (professionista)


Si ringrazia FOTOLANDIA per la collaborazione

 

 

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