Viaggio in Basilicata – Parte 3

testo e foto di Ugo Baldassarre

L’ultima parte di questo diario la voglio dedicare a qualche curiosità tecnica legata agli strumenti che ho utilizzato: se infatti è vero che una buona foto resta tale indipendentemente dall’apparecchio fotografico utilizzato è altrettanto vero che alcune foto si possono realizzare solo se si è nelle condizioni giuste per farlo: per questo tipo di “avventure” il sistema OM non ha proprio rivali e l’uso sul campo di questi giorni non ha fatto altro che confermarlo.

La mia scelta primaria è ricaduta sulla OM system OM-5 e un tris di ottiche fisse versatili e compatte come lo MZuiko 12mm f/2,0, il versatile MZuiko 20mm f/1,4 Pro e l’indispensabile MZuiko 45mm f/1,8 e lo zoom MZuiko 40-150 f/4 Pro; a questo corredo ho affiancato la mia OM-1 che ho utilizzato quasi esclusivamente con lo MZuiko 8-25 f/4 Pro.

Avrei sicuramente potuto fare a meno di portare la OM-1 ma sono solito sempre avere un secondo corpo a portata di mano (per qualsiasi evenienza) e data la presenza dello Zuiko 8-25 Pro f/4 nella borsa (il più grosso e pesante del lotto) ho optato per portare anche l’ammiraglia.
La parte del leone l’ha fatta, almeno per quanto riguarda le mie foto, la OM-5 con il 12mm e il 20mm, lasciando al 45mm l’onere di qualche situazione molto specifica, principalmente ritratti.
Il peso di tutto il corredo è stato davvero ben gestibile e nonostante le distanze percorse a piedi non ho avuto bisogno dello zaino (più comodo negli spostamenti ma meno sul lato pratico). Ho utilizzato infatti due modelli di borsa a tracolla: una più capiente per avere con me tutto il necessario e qualche accessorio extra; una seconda più compatta per quando avevo previsto di fare a meno di qualche strumento.

Il giorno più complesso da gestire, per quanto riguarda l’attrezzatura è stato il primo: avevamo predisposto le borse dalla sera precedente e non potendo correre il rischio di lasciare qualcosa di incustodito nella nostra auto, abbiamo portato tutto con noi; già dal secondo giorno, gestire l’attrezzatura è stato più semplice potendo impostare meglio il bagaglio sin dal mattino. Un aspetto molto interessante che voglio sottolineare è quello dell’autonomia delle fotocamere. La durata delle batterie è stata sempre più che soddisfacente, anche sulla OM-5 (che sulla carta ha una autonomia limitata) confermandosi una fotocamera molto attenta ai consumi: ho sempre avuto con me una seconda batteria carica pronta all’uso ma non è mai stato necessario utilizzarla. 

Il comodo Dual Charger Patona per batterie BLS5 con connessione USB

In occasione di questo viaggio mi ero procurato anche un comodo caricatore Patona per doppia batteria con interfaccia USB: ne utilizzo già uno per la OM-1 e ho trovato comodo averne uno specifico anche per la OM-5 evitando di tenere la macchina fotografica al charger durante la fase di ricarica. Entrambi i prodotti possono essere alimentati con un comune powerbank. 

Anche l’esperienza pratica d’uso in questa tre giorni ha confermato quello di cui già mi ero reso conto: la OM System OM-5 è la fotocamera che sto usando di più e anche in questa occasione il trend è stato il medesimo. Grazie alla comodità d’uso, la reattività di risposta e soprattutto alla capacità di passare inosservata è stata la mia scelta in quasi tutte le occasioni.
Agganciata comodamente alla mia Black Rapid (singola) è sempre stata a portata di mano lasciandomi libero nei movimenti e nell’utilizzarla velocemente quando necessario.
La mia OM-1 invece è rimasta quasi sempre riposta nella tracolla con l’8-25 innestato e pronta all’uso per qualche ripresa wide o con lo Zuiko 40-150 Pro f/4 per qualche situazione particolare come il gregge di capre nelle rovine di Ginosa.

Soprattutto quando viaggio adoro ambientare i miei ritratti: affinché i soggetti ripresi risultino essere dei veri protagonisti è necessario raccontare qualcosa in più di loro, del momento del nostro incontro, del loro mondo: questo lo ottengo allargando l’inquadratura, includendo dettagli dell’ambiente circostante. A questo scopo ho usato infatti raramente il 45mm e molto più frequentemente il 20mm Pro, non disdegnando addirittura l’uso del versatile 12mm per ottenere storie ancora più coinvolgenti.  

Lorenzo, venditore di souvenir – Gravina in Puglia – OM-5 + 12mm f/2

 

Figurante Federicus 2023 – OM-5 + 45mm 1.8

Se per la focale di 20mm (40mm eq.) è facile immaginare un utilizzo molto generico tra cui quello del ritratto ambientato, grazie alla sua natura ibrida che lo colloca tra un 35 e un 50 mm, non si può affermare lo stesso per il 12mm per il quale non è così immediato comprenderne le enormi potenzialità anche in questo ambito. Come tutte le lenti a focale inferiori ai 35mm, un 24mm equivalente necessita di un periodo di training abbastanza intensivo ma, una volta che “ci si fa l’occhio” ,le soddisfazioni che arrivano poi sono davvero tante. Piccolo, leggero, invisibile e in grado di raccontare con estrema precisione scene assai complessa, è un tuttofare di elevatissima qualità. La sua struttura grandangolare in grado di lavorare quasi in iperfocale già a f/2 lo rende perfetto per qualsiasi tipo di stealth photography.

Un altro aspetto che mi ha davvero colpito osservando il risultato portato a casa è stata la qualità dei colori: il bilanciamento del bianco AUTO è risultato sempre estremamente preciso e non ho dovuto applicare alcun intervento in post produzione legato a questo aspetto, nonostante le diverse condizioni di luce e meteo che ci siamo trovati ad affrontare nel corso dei tre giorni. Anche la riproduzione dei dettagli fini e dei contrasti nelle situazioni più complesse (come ad esempio il sottobosco del primo giorno) è risultata sempre eccellente, mettendo in mostra l’ottima gamma dinamica di entrambi i sensori. 

Poter utilizzare questa attrezzatura senza preoccuparsi delle condizioni meteo è un altro enorme vantaggio che il sistema OM mette nelle mani dei propri utilizzatori. In nessuna occasione, infatti, né io nè Giulio ci siamo sentiti intimoriti dalla situazione o limitati nell’utilizzo e questa non è una cosa da sottovalutare. Alcune delle foto più interessanti le ho realizzate proprio sotto la pioggia, l’ultimo giorno, senza preoccuparmi che la mia attrezzatura potesse bagnarsi. Questo tipo di caratteristica apre un mondo nuovo di vivere il viaggio perchè permette di raccontare ed esplorare abbandonando gli schemi, già visti e sentiti, della comodità della “luce buona”. La consapevolezza di poter comunque portare a casa racconti, ricordi, storie e non di non essere limitati nella propria avventura è un plus notevole per qualsiasi viaggiatore che si rispetti.

 

Leggi anche:

Viaggio in Basilicata – Parte 1Parte 2 

 

 

Attrezzatura:

Ugo Baldassarre 
OM System OM-5 e OM-1
Zuiko 8-25mm Pro f/4, Zuiko 12mm f/2,0, Zuiko 45mm f/1,8,  Zuiko 20mm f/1,4 Pro, Zuiko 40-150 F/4 Pro

Giulio Paravani 
OM System OM-1
Zuiko 7-14mm f/2,8 Pro, Zuiko 12-40mm f/2,8 Pro, Zuiko 25mm f/1,2 Pro, Zuiko 40-150mm f/2,8 Pro, Zuiko 75mm f/1,8

Schede di memoria Angelbird V60 MK II

Si ringrazia Polyphoto SPA per il supporto all’iniziativa.

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